Bologna, boom di sopravvivenza: ma l’app salvavita resta poco usata

A Bologna, un’inaspettata ondata di speranza si leva sull’onda degli arresti cardiaci extraospedalieri.
I dati del 2024 rivelano un incremento significativo della sopravvivenza, passata dal 12,7% al 20,6%, un segnale incoraggiante che testimonia l’efficacia di un sistema di soccorso in rapida evoluzione.
Questo miglioramento è intrinsecamente legato alla reattività e alla preparazione dei cittadini, agendo come un ponte cruciale tra l’emergenza e l’intervento specialistico del 118.
Tuttavia, un’ombra di preoccupazione si proietta su questo quadro positivo: l’adozione dell’app Dae RespondEr, uno strumento potenzialmente rivoluzionario che mobilita volontari formati per intervenire tempestivamente in caso di arresto cardiaco, rimane sorprendentemente bassa.
Solo l’1% della popolazione emiliano-romagnola, circa 27.200 persone su un totale di 3,5 milioni, ha scaricato l’applicazione, un dato che evidenzia un divario tra il potenziale salvavita a disposizione e la sua reale fruizione.
La Giornata Internazionale della Rianimazione Cardiopolmonare ha rappresentato l’occasione per Ausl Bologna e Policlinico Sant’Orsola di promuovere una campagna di sensibilizzazione rivolta a cittadini e studenti, con l’obiettivo di colmare questo divario e diffondere la consapevolezza dell’importanza di un intervento precoce.
Il contributo dei volontari registrati a Dae RespondEr si è rivelato determinante in quasi un caso su otto (13%) dal 2017 ad oggi, come sottolinea Federico Semeraro, rianimatore di Ausl Bologna e presidente dell’European Resuscitation Council.
Questa statistica quantifica l’impatto del cittadino attivo, capace di identificare i segni di un arresto cardiaco, attivare immediatamente i soccorsi e iniziare le procedure di rianimazione di base in attesa dell’arrivo del personale specializzato.
Ogni minuto perso nella gestione di un arresto cardiaco ha un costo elevatissimo in termini di prognosi: il tempo medio di risposta dei soccorsi in Italia, pari a 13 minuti, rappresenta un fattore di rischio che può essere mitigato con un intervento rapido e qualificato da parte di testimoni presenti sul luogo.

A Bologna, si verificano circa 15 arresti cardiaci extraospedalieri ogni mese.

L’utilizzo di un defibrillatore entro i primi 3-5 minuti dall’evento può incrementare le probabilità di sopravvivenza fino al 50-70%, mentre l’assenza di un intervento immediato determina una diminuzione del 10-12% delle possibilità di sopravvivenza ogni minuto trascorso.

La Regione Emilia-Romagna ha dimostrato un impegno tangibile nell’investire nella sicurezza dei suoi cittadini, destinando 297.000 euro per l’acquisto di 159 nuovi defibrillatori per i comuni dell’area metropolitana bolognese, per un investimento complessivo di 1,5 milioni di euro a livello regionale.
Questo ha portato il numero di defibrillatori pubblici registrati dal 118 a raggiungere quota 1.711, un numero significativo ma che necessita di essere accompagnato da una maggiore conoscenza e utilizzo da parte della popolazione.
In conclusione, l’aumento della sopravvivenza a Bologna rappresenta un esempio concreto di come la combinazione di un sistema di soccorso efficiente e la partecipazione attiva dei cittadini possa fare la differenza tra la vita e la morte.

Tuttavia, la bassa adozione dell’app Dae RespondEr rimane una sfida da affrontare per massimizzare il potenziale di salvaguardia della vita nella comunità.

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