Una svolta nel traffico urbano: il Tar interviene sulla “Città 30” di BolognaUna decisione significativa giunge dal Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) dell’Emilia-Romagna, che ha accolto il ricorso presentato dalle associazioni dei tassisti, rimettendo in discussione le fondamenta di una delle iniziative più recenti in materia di mobilità urbana: la “Città 30” di Bologna.
La sentenza, comunicata a Bologna il 20 gennaio, comporta l’annullamento del Piano Particolareggiato del Traffico Urbano (PPTU) e delle successive ordinanze che avevano introdotto la riduzione generalizzata del limite di velocità a 30 chilometri orari in ampie porzioni del territorio comunale.
Questa decisione non segna la fine di un percorso volto a rendere Bologna più vivibile e sostenibile, bensì indica la necessità di una rielaborazione strategica e di un dialogo più ampio con tutti gli attori coinvolti.
La “Città 30” era stata concepita come un intervento radicale, ispirato a modelli europei, volto a prioritizzare la sicurezza dei pedoni, la riduzione dell’inquinamento acustico e atmosferico, e la promozione di una mobilità più dolce, con l’obiettivo di riconquistare spazi pubblici per la collettività.
L’implementazione, tuttavia, si è scontrata con resistenze e critiche, soprattutto da parte delle categorie professionali che dipendono dalla fluidità del traffico, come i tassisti, che hanno evidenziato impatti negativi sulla loro operatività e sulla capacità di rispondere efficacemente alle richieste dei clienti.
Il Tar, accogliendo il ricorso, ha riconosciuto la legittimità delle preoccupazioni sollevate, sottolineando la necessità di un’analisi più approfondita degli effetti concreti delle misure adottate e di una valutazione accurata dei costi e dei benefici in termini di sicurezza, qualità dell’aria, impatto economico e accessibilità ai servizi.
La sentenza non preclude all’Amministrazione comunale di Bologna la possibilità di perseguire obiettivi simili, ma impone di farlo attraverso strumenti diversi, che tengano conto delle esigenze di tutti gli utenti della strada e che siano supportati da una solida base tecnica e giuridica.
L’episodio evidenzia un tema cruciale nella pianificazione urbana contemporanea: la complessità di introdurre cambiamenti radicali in contesti consolidati, dove la mobilità è un fattore economico e sociale di primaria importanza.
Il futuro della mobilità a Bologna, e più in generale nelle città italiane, richiederà un approccio integrato, che combini interventi strutturali (come la riqualificazione delle infrastrutture esistenti e la creazione di nuove piste ciclabili), politiche di incentivo all’uso del trasporto pubblico, e una campagna di sensibilizzazione rivolta a tutti i cittadini.
La decisione del Tar rappresenta un’occasione per riavviare un confronto costruttivo e per definire una strategia di mobilità urbana che sia realmente efficace, equa e sostenibile nel lungo periodo.







