Trentacinque anni fa, Bologna si erge a memoria collettiva per onorare il sacrificio di tre giovani carabinieri – Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini – caduti sotto una pioggia di proiettili il 4 gennaio 1991, al Pilastro.
L’aggressione, brutale e insensata, fu opera della Banda della Uno Bianca, un’organizzazione criminale che, per sette anni, lasciò un’impronta di terrore e violenza nell’Emilia-Romagna e nelle Marche.
Il loro epilogo sanguinoso, che si concluse con ventiquattro vite spezzate e oltre cento persone ferite, rappresenta una ferita ancora aperta nel tessuto sociale e nella coscienza civile.
La Banda della Uno Bianca, guidata dai fratelli Savi, non fu semplicemente un gruppo di rapinatori.
La loro escalation di violenza, le loro azioni premeditate e la loro spietatezza rivelarono un profondo disprezzo per la vita umana e per le istituzioni democratiche.
Le loro azioni non furono un mero fenomeno criminale, ma un sintomo di un disagio sociale più ampio, di un clima di tensione e di illegalità che permeava alcune aree del territorio.
Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, sottolinea l’importanza di preservare la memoria di questi eventi, non solo come omaggio ai caduti, ma come monito per le generazioni future.
Il ricordo di Mitilini, Moneta e Stefanini è intrinsecamente legato alla difesa dei valori fondamentali di giustizia, legalità e verità, pilastri imprescindibili per la crescita di una comunità coesa e democratica.
Il cordoglio si estende ai familiari di tutte le vittime e all’associazione guidata da Alberto Capolungo, custode della memoria e portavoce delle loro sofferenze.
Un gesto significativo a testimonianza di questo impegno è la digitalizzazione dei vasti fascicoli processuali relativi alla Uno Bianca, un’operazione resa possibile grazie alla collaborazione con l’Archivio di Stato di Bologna.
La messa a disposizione di oltre 238.000 pagine ai cittadini rappresenta un passo fondamentale per garantire la trasparenza e per favorire una comprensione più approfondita di questo tragico capitolo della storia regionale.
L’accesso a questi documenti non è solo un diritto, ma anche un dovere civico, un modo per alimentare la consapevolezza e per prevenire il ripetersi di simili atrocità.
La memoria, in questo caso, si configura come strumento di crescita civile e di rafforzamento delle fondamenta della democrazia.
Il tributo ai caduti si traduce in un impegno concreto verso il futuro, un futuro improntato alla giustizia, alla legalità e alla salvaguardia dei diritti di ogni cittadino.







