L’Emilia-Romagna si trova di fronte a un bivio cruciale nella pianificazione delle infrastrutture, un dilemma che vede contrapporsi la logica espansiva del sistema autostradale e la visione di una mobilità sostenibile, efficiente e socialmente inclusiva.
Legambiente, attraverso il rapporto Pendolaria 2025, solleva un campanello d’allarme, focalizzandosi sulla necessità di ripensare le priorità di investimento nel settore dei trasporti regionali.
Le critiche dell’associazione si concentrano su progetti infrastrutturali stradali di portata significativa, come l’autostrada Cispadana, la bretella Campogalliano-Sassuolo e il Passante di Bologna.
Queste opere, lungi dal rappresentare una soluzione ai problemi di mobilità, si configurano come una perdita di risorse pubbliche, con conseguenze negative per l’ambiente e per la qualità della vita dei cittadini.
La frammentazione di aree protette, l’aumento delle emissioni inquinanti e la sottrazione di risorse che potrebbero essere destinate al potenziamento del trasporto pubblico locale sono solo alcune delle criticità evidenziate.
L’insostenibilità di queste scelte è ulteriormente amplificata dall’aumento degli eventi meteorologici estremi, che mettono a dura prova la resilienza delle infrastrutture esistenti e rendono i progetti autostradali sempre più vulnerabili e costosi da mantenere.
Al contrario, Legambiente promuove con forza il modello del trasporto rapido di massa, evidenziando il potenziale delle due linee tranviarie di Bologna, la Rossa Borgo Panigale-Caab e la Verde Corticella-Castel Maggiore.
Queste infrastrutture, con un investimento complessivo di 668 milioni di euro, rappresentano un investimento strategico per il futuro della mobilità regionale, offrendo un’alternativa concreta all’autoveicolazione privata e contribuendo a ridurre il congestionamento del traffico.
Il completamento del Sistema Ferroviario Metropolitano e il raddoppio della linea Pontremolese, pur richiedendo ulteriori finanziamenti, si configurano come tasselli fondamentali di una rete di trasporto integrata ed efficiente.
L’analisi della flotta ferroviaria regionale rivela una situazione complessa.
Sebbene il numero di convogli sia adeguato, l’età media di 14 anni e la presenza di una significativa percentuale di treni obsoleti (il 23% ha superato i 15 anni di servizio) sollevano interrogativi sulla sostenibilità del servizio e sulla necessità di investimenti mirati al rinnovo del materiale rotabile.
Gli stanziamenti regionali per il servizio ferroviario (64,42 milioni nel 2024) e per il materiale rotabile (13 milioni) appaiono limitati rispetto alle esigenze del sistema, rappresentando solo lo 0,58% del bilancio regionale.
La “mobility poverty”, ovvero la difficoltà di accesso a opportunità di lavoro, studio, cura della salute e tempo libero a causa dei problemi di trasporto, colpisce duramente Bologna.
Il rapporto Pendolaria 2025 evidenzia come un numero significativo di cittadini sia costretto a rinunciare a importanti opportunità a causa delle difficoltà di spostamento, con ripercussioni sociali ed economiche rilevanti.
Nonostante le sfide, emergono anche segnali positivi.
La riqualificazione di via Riva di Reno a Bologna, con la realizzazione della linea rossa del tram, il ripristino del canale e la piantumazione di alberi, rappresenta un esempio virtuoso di come la mobilità sostenibile possa integrarsi con la riqualificazione urbana e il miglioramento della qualità della vita.
Un approccio olistico, che consideri non solo l’efficienza dei trasporti ma anche la tutela dell’ambiente e la promozione dell’equità sociale, è essenziale per costruire un futuro della mobilità più sostenibile e inclusivo per l’Emilia-Romagna.

