Un’inattesa ricomparsa, un segnale di speranza e un enigma da decifrare: la foca monaca, *Monachus monachus*, torna a farsi vedere nelle acque di Marina di Ravenna, a distanza di poche settimane da un evento già straordinario.
L’avvistamento, confermato nella mattinata del 18 dicembre, è frutto dell’intervento congiunto dei ricercatori del Cestha (Centro Studi Trasformazioni Ambientali) e della Capitaneria di Porto di Ravenna, prontamente allertati da una segnalazione.
Questo ritorno inaspettato assume un significato ecologico profondo.
La foca monaca, considerata una delle specie di mammiferi marini più antiche e vulnerabili del pianeta, è stata quasi estinta a causa della persecuzione umana, della distruzione del suo habitat e della diminuzione delle risorse alimentari.
La sua presenza nell’Adriatico, un tempo area di riproduzione cruciale, è oggi un fenomeno raro e prezioso.
L’Adriatico, con le sue intricate coste e le profonde conche, offre un ambiente potenzialmente favorevole, ma la sua vulnerabilità ai cambiamenti climatici e alle pressioni antropiche rappresenta una sfida costante per la sopravvivenza di questa specie.
L’esemplare avvistato, apparentemente in buone condizioni fisiche, si è manifestato in un’area particolarmente ricca di risorse ittiche, suggerendo un’attrazione per zone ad alta produttività biologica.
L’osservazione, condotta con la massima cautela – disattivando i motori delle imbarcazioni e mantenendo una distanza di sicurezza – ha permesso di documentare attraverso fotografie e video le sue abitudini di immersione e le sue interazioni con l’ambiente circostante.
Queste immagini saranno fondamentali per l’analisi comportamentale e l’identificazione individuale, auspicabilmente attraverso l’analisi del DNA o la ricerca di segni distintivi.
La sfida ora è comprendere se si tratti dello stesso individuo già segnalato a sud di Ravenna il 29 novembre o di un altro esemplare proveniente, forse, dalle coste venete.
Questa distinzione è cruciale per ricostruire i percorsi migratori e le dinamiche di popolazione.
L’ipotesi di una connessione con la laguna veneta è particolarmente interessante, suggerendo una potenziale estensione del range di distribuzione della specie lungo la costa orientale italiana.
Questi dati, se integrati con informazioni provenienti da altre aree del Mediterraneo, potrebbero contribuire a delineare una strategia di conservazione più efficace, mirata a proteggere gli habitat critici, ridurre le minacce antropiche e monitorare attentamente i movimenti di questi magnifici animali.
L’avvistamento di Marina di Ravenna non è solo un evento isolato, ma un’opportunità per rafforzare la conoscenza e l’impegno a favore della salvaguardia di una specie iconica e fragile, testimone silenziosa della ricchezza e della vulnerabilità del nostro mare.
L’Adriatico, dunque, riemerge come potenziale corridoio ecologico, un ponte tra diverse popolazioni di foca monaca, un ecosistema da proteggere con urgenza e consapevolezza.







