venerdì 29 Agosto 2025
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Frodi fiscali, sequestrati beni per 2,5 milioni di euro

Un’operazione di contrasto alle frodi fiscali ha portato al sequestro di beni per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro a un imprenditore tessile di origine cinese, attivo nella provincia di Ravenna.

L’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza della Compagnia di Faenza, ha rivelato un sofisticato sistema di elusione fiscale orchestrato attraverso la manipolazione di società di comodo, un metodo fraudolento noto come “apri e chiudi”.

L’indagine ha svelato una rete complessa, in cui l’imprenditore, pur rimanendo il vero artefice delle operazioni, ha gestito de facto sette ditte individuali succedutesi nel tempo.

Queste società, formalmente intestate a prestanome – connazionali disposti a fornire la propria identità in cambio di compensi – hanno permesso di accumulare un debito tributario di circa 2,3 milioni di euro.

Il meccanismo si basava sulla ciclica cessazione delle attività commerciali, sfruttando le lacune normative per evitare il versamento delle imposte.

Le indagini hanno ricostruito non solo le modalità di gestione delle società di comodo, ma anche i collegamenti diretti tra l’imprenditore e le attività, dimostrando la sua influenza dominante e il controllo effettivo, nonostante la facciata di proprietà formale altrui.

Questo approccio deliberato permetteva di interrompere il flusso delle responsabilità fiscali, ripartendo con una nuova entità giuridica e riavviando il ciclo di elusione.
Elementi particolarmente significativi emersi durante le indagini hanno fornito ulteriori prove del coinvolgimento dell’imprenditore.
Tra questi, l’acquisto di un’Audi Q8 ad opera di un operaio privo di patente, veicolo poi ripetutamente guidato dall’imprenditore stesso.

Il provvedimento di sequestro preventivo disposto dal Tribunale di Ravenna ha interessato tre immobili oggetto di vendita simulata, l’ultima società avviata comprensiva di beni strumentali, conti correnti e crediti verso terzi.

Sono state inoltre sottoposte a sequestro ulteriori proprietà riconducibili all’imprenditore e alla figlia, tra cui un appartamento di recente acquisizione a Ravenna e due automobili di lusso, considerate sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati, evidenziando così un divario significativo tra la situazione apparente e la reale disponibilità economica.
L’operazione testimonia l’impegno delle autorità nella lotta all’evasione fiscale e nella tutela del principio di equità contributiva, dimostrando come anche schemi fraudolenti apparentemente complessi possano essere smascherati grazie a un’attenta attività di indagine e ricostruzione dei flussi finanziari.

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