La crescente presenza del lupo in provincia di Rimini, e più in generale in Emilia-Romagna, sta configurando una sfida ecologica e socio-economica che richiede un approccio strategico e coordinato.
Lungi dall’essere confinato agli habitat montani, il ritorno del predatore sta impattando significativamente aree agricole e centri abitati, generando preoccupazione tra gli agricoltori, gli allevatori e la popolazione locale.
Di fronte a questa evoluzione, la Regione Emilia-Romagna ha indetto un tavolo di confronto cruciale, coinvolgendo rappresentanti istituzionali di primo piano: la provincia, i sindaci, le forze dell’ordine (prefetto e questore) e i Carabinieri Forestali.
Questo incontro non è un evento isolato, ma parte di un percorso più ampio volto a definire protocolli e misure efficaci per tutte le province regionali, rispondendo a criticità sempre più complesse.
L’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, ha sottolineato come l’espansione dell’areale lupino e l’incremento degli episodi di predazione rappresentino una problematica di profonda sensibilità, che trascende le tradizionali aree di competenza.
La risposta a questa sfida richiede risorse adeguate e un ripensamento delle politiche attuali.
Un elemento critico risiede nell’obsolescenza del Piano Nazionale di Gestione, datato 2002, e nella mancata adeguamento della normativa nazionale al declassamento del lupo come specie protetta a livello europeo.
La Regione, nell’attesa di risposte a livello governativo, ha intrapreso azioni concrete, quali l’implementazione di misure di dissuasione attiva, inclusi l’utilizzo di munizioni non letali come pallini di gomma per allontanare gli esemplari più audaci.
Tuttavia, è imprescindibile una revisione legislativa a livello nazionale, tema che è stato sollevato con una lettera congiunta indirizzata al Governo da diverse regioni italiane.
Le risorse finanziarie stanziate dalla Regione per la gestione dei danni da fauna selvatica sono consistenti: 350.000 euro annuali, con una quota significativa (circa un quarto) destinata alla prevenzione degli attacchi agli allevamenti.
Ulteriori 70.000 euro sono destinati a indennizzare le attività danneggiate.
Per rafforzare ulteriormente la protezione degli allevamenti, è stato varato un bando straordinario da 2 milioni di euro, volto all’acquisto di recinzioni elettrificate, cani da guardiania specializzati e sistemi di dissuasione avanzati.
La disciplina sugli indennizzi è stata recentemente ampliata per includere danni indiretti, come il tempo perso nella gestione dell’emergenza, la perdita di reddito e le spese veterinarie sostenute per gli animali feriti, riconoscendo così l’impatto economico e sociale della presenza del lupo.
Il problema non è solo di ordine economico, ma anche di equilibrio ecologico e convivenza tra uomo e natura, richiedendo un approccio olistico che tenga conto della complessità delle dinamiche ambientali e delle esigenze delle comunità locali.
La sfida è trovare un modello di gestione sostenibile che garantisca la conservazione del lupo, proteggendo al contempo gli interessi delle attività agricole e zootecniche e la sicurezza delle persone.






