Un’articolata indagine della Squadra Mobile di Piacenza, orchestrata in sinergia con la Procura della Repubblica per i Minorenni di Bologna, ha portato a perquisizioni domiciliari a carico di cinque individui residenti nelle province di Piacenza e Lodi.
I soggetti, gravati da sospette responsabilità di rapina, estorsione e lesioni personali, emergono come elementi chiave di un’organizzazione criminale che ha preso di mira adolescenti nel territorio piacentino.
L’attività investigativa, durata diversi mesi, ha permesso di ricostruire un modus operandi particolarmente efferato e sofisticato.
Il gruppo, composto da ragazzi di età compresa tra i 15 e i 18 anni, non si limitava a episodi di aggressione fisica in luoghi pubblici frequentati da coetanei.
La loro azione criminale si estendeva all’ambiente digitale, configurando una forma di estorsione psicologica e online di estrema gravità.
Le vittime, in molti casi, venivano inizialmente avvicinate e aggredite fisicamente, ma la pressione estorsiva non si concludeva con il furto immediato.
Il gruppo, attraverso la sorveglianza ossessiva sui social media, tracciava i movimenti delle vittime e le ricattava, minacciando ulteriori violenze fisiche o, più insidiosamente, la diffusione online di video che documentavano le aggressioni subite.
Questo approccio, che combinava la coercizione fisica con la paura di un danno alla reputazione digitale, amplificava il senso di impotenza e costringeva le vittime a cedere ulteriori somme di denaro.
L’indagine ha evidenziato una dinamica di potere diseguale, in cui i responsabili sfruttavano la vulnerabilità dei ragazzi più giovani e il loro timore di ritorsioni per ottenere vantaggi economici e, presumibilmente, per alimentare un senso di controllo e superiorità.
L’utilizzo dei social media non solo ha permesso di perpetuare l’estorsione nel tempo, ma ha anche creato un clima di terrore e intimidazione nella comunità giovanile locale.
Nel corso delle perquisizioni, gli investigatori hanno sequestrato dispositivi elettronici che potrebbero contenere prove cruciali per ricostruire le dinamiche interne al gruppo e identificare eventuali complici.
In segno di prevenzione e per dissuadere ulteriori comportamenti illegali, i cinque indagati sono stati sottoposti alla misura di prevenzione dell’avviso orale, un monito formale volto a segnalare la gravità delle accuse e a inibire ulteriori azioni criminali.
L’inchiesta prosegue a ritmo serrato, con l’obiettivo di accertare il ruolo di ciascun indagato e di ricostruire completamente la rete di relazioni che ha sostenuto l’attività criminale.

