Il Processo Paganelli: Ritardi, Testimonianze Cruciali e Nuovi Dettagli TecniciIl processo per l’omicidio di Pierina Paganelli, avvenuto a Rimini il 3 ottobre 1923, continua ad essere avvolto da un’aura di incertezza e complessità.
L’attesa deposizione di Valeria Bartolucci, moglie dell’unico imputato Louis Dassilva, è stata nuovamente rinviata, proiettando un’ombra di sospensione su un’udienza che si preannunciava cruciale.
La Corte d’Assise ha fissato la prossima sessione al 26 gennaio, ma la necessità di riorganizzare il calendario, come segnalato dai legali della Bartolucci, lascia aperta la questione di una nuova rimandazione.
L’udienza si è concentrata su un mosaico di testimonianze e analisi tecniche, mettendo in luce le sfumature di un quadro investigativo intricato.
I vicini di casa della vittima sono stati ascoltati, fornendo dettagli di circostanza che, sebbene apparentemente marginali, contribuiscono a ricostruire le dinamiche dei giorni precedenti l’omicidio.
L’attenzione si è poi spostata sull’analisi dei filmati di videosorveglianza provenienti dalla farmacia di via del Ciclamino, pilastro fondamentale per la ricostruzione degli eventi.
Esperti forensi hanno esaminato minuziosamente i dispositivi elettronici coinvolti, alla ricerca di indizi che possano svelare la verità.
Un elemento significativo emerso durante l’udienza riguarda la recente iscrizione di Valeria Bartolucci nel registro degli indagati per presunte false dichiarazioni alla Procura.
L’avvocata Chiara Rinaldi ha vigorosamente negato le illazioni riportate dai media, precisando che si tratta di sommarie informazioni testimoniali, non di intercettazioni, raccolte in precedenza quando la Bartolucci era assistita da un altro studio legale.
Questa nuova indagine aggiunge un ulteriore strato di complessità al procedimento, sollevando interrogativi sulla veridicità delle precedenti dichiarazioni e sulla possibile compromissione della posizione della Bartolucci.
Un punto cruciale delle indagini verte sull’analisi delle comunicazioni telefoniche.
La difesa di Louis Dassilva, rappresentata dall’avvocato Riario Fabbri, ha evidenziato un “buco temporale” nelle interazioni telefoniche di Dassilva, Manuela Bianchi e Loris Bianchi, creando un’anomalia che solleva interrogativi sulle loro attività nelle ore precedenti e successive all’omicidio.
Questo elemento, se confermato, potrebbe avere implicazioni significative per la ricostruzione della dinamica del crimine.
L’orario di un orologio presente nell’abitazione di Manuela Bianchi ha offerto un ulteriore tassello per contestualizzare la testimonianza di Giorgia Saponi, nipote della vittima, che ha riferito di essere stata presente in casa con la madre e lo zio la sera dell’omicidio.
Questa precisione temporale rappresenta un tentativo di confermare o smentire le dichiarazioni precedenti, contribuendo a definire i movimenti e le presenze dei soggetti coinvolti.
Monica Lunedei, avvocata parte civile per i familiari della vittima, ha focalizzato l’attenzione sull’analisi antropometrica relativa alla telecamera Cam3, situata nei pressi della scena del crimine.
L’avvocata ha sottolineato come l’analisi di natura antropometrica abbia rivelato somiglianze fisiche tra l’individuo ripreso dalla Cam3 e l’imputato, elementi che accomunano una minima percentuale della popolazione.
Questa osservazione solleva interrogativi sull’identità della persona ripresa dalla telecamera e sulla possibile implicazione di Louis Dassilva nel crimine, aumentando la tensione e l’interesse pubblico per il processo.
Il processo si avvia dunque verso una fase delicata, con la speranza che le prossime udienze possano fare luce sulla verità e portare alla giustizia l’assassinio di Pierina Paganelli.








