In un’udienza preliminare a Bologna, il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) Domenico Truppa ha disposto il proscioglimento di un uomo di 64 anni, precedentemente accusato di maltrattamenti nei confronti della moglie.
La decisione, motivata in una sentenza datata 12 novembre, si fonda sull’assenza degli elementi costitutivi del reato, tanto che anche la Procura aveva espresso parere favorevole al proscioglimento, difeso dall’avvocato Barbara Iannuccelli.
L’assoluzione non si configura come una mera formalità, ma il risultato di un’analisi approfondita che scardina l’impianto accusatorio originario.
La vicenda prende avvio da una denuncia presentata dalla donna, assistita dall’avvocato Francesca Bettocchi, ai Carabinieri di Corticella, in un periodo di acuta conflittualità durante la separazione, iniziata a febbraio e culminata a giugno.
L’imputazione contestava all’uomo una serie di comportamenti vessatori iniziati all’inizio del 2023, che includevano aggressioni psicologiche, spintoni, danni alla proprietà (mobili e porte), minacce e insulti.
Tuttavia, il GIP Truppa ha ritenuto che la ricostruzione degli eventi presentata nella denuncia non fosse sufficientemente robusta per sostenere l’accusa di maltrattamenti.
Il giudice ha sottolineato come, nell’arco dei due anni considerati, siano stati identificati solo tre episodi di “offesa”, insufficienti a configurare un quadro di condotte abituali e sistematiche di vessazione fisica e psichica.
La gravità della decisione risiede nella sua capacità di interrogare la definizione stessa di “maltrattamento in famiglia”, richiedendo la prova di una condotta continuativa e pianificata, piuttosto che un singolo episodio di violenza, per quanto riprovevole.
Un elemento cruciale nell’analisi del GIP è stato il rapporto con la diagnosi di disturbo post-traumatico da stress formulata da un medico curante.
Il giudice ha espresso riserve sulla reale origine di tale disturbo, evidenziando come la profonda crisi di coppia che ha preceduto la separazione abbia generato una reciproca svalutazione dei ruoli e abbia esercitato un impatto significativo sulla fragilità emotiva della donna.
Questo aspetto cruciale suggerisce che la sofferenza della donna potrebbe essere attribuibile più alla disgregazione del rapporto di coppia che a una condotta specifica di maltrattamento da parte del marito.
L’analisi del giudice non minimizza la sofferenza della donna, ma la colloca nel contesto più ampio della crisi relazionale, suggerendo che la sua vulnerabilità emotiva potrebbe aver amplificato l’impatto negativo degli eventi.
L’avvocato Iannuccelli ha definito la sentenza come la conclusione di un “vero calvario”, auspicando un risarcimento per il suo assistito.
La moglie dell’uomo si era costituita parte civile, chiedendo un risarcimento danni di 200.000 euro, una richiesta che ora apparirà infondata alla luce del proscioglimento.
La vicenda solleva importanti questioni interpretative relative alla prova dei maltrattamenti in famiglia, alla valutazione delle diagnosi mediche e alla complessità delle dinamiche relazionali che possono sfociare in contestazioni giudiziarie.







