L’escalation delle tensioni geopolitiche, manifestatasi recentemente con l’incidente dei droni in Polonia, solleva interrogativi pressanti sulla tenuta dell’ordine internazionale e sull’efficacia delle istituzioni chiamate a prevenire il conflitto.
A margine di un evento a Bologna, il professor Romano Prodi ha espresso la sua preoccupazione, sottolineando come l’attuale scenario non rappresenti ancora una guerra dichiarata, ma richieda una vigilanza costante e un’azione decisa per evitare che lo diventi.
L’episodio dei droni, a suo avviso, trascende la mera escalation di “incidenti” che hanno caratterizzato le ultime settimane.
L’intensità e la portata simbolica di un attacco del genere – la sua frequenza e il suo obiettivo – suggeriscono una destabilizzazione più profonda, un tentativo di innescare una reazione a catena con conseguenze imprevedibili.
Questa dinamica non si limita alla sfera puramente militare, ma assume una rilevanza politica di primaria importanza, alterando equilibri e ponendo a dura prova la credibilità delle garanzie di sicurezza.
Prodi ha richiamato con favore l’appello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, riconoscendone l’importanza nel sollevare la consapevolezza collettiva.
Tuttavia, ha evidenziato come un singolo Stato, per quanto virtuoso e responsabile, non possa affrontare da solo la sfida di contenere un conflitto potenzialmente globale.
La prevenzione e la gestione di tali crisi richiedono un intervento coordinato e un impegno condiviso da parte di strutture internazionali come l’Unione Europea e le Nazioni Unite.
La fragilità di queste istituzioni, quando si trovano di fronte alla dissoluzione dei legami che uniscono l’umanità, rappresenta una fonte di profonda inquietudine.
Prodi suggerisce l’urgenza di una “mediazione europea” attiva e di presenza sul campo, una figura di riferimento capace di interloquire direttamente con le parti in conflitto, superando le logiche burocratiche e le rigidità diplomatiche.
Questo approccio, improntato all’ascolto e alla comprensione reciproca, potrebbe favorire il dialogo e la ricerca di soluzioni pacifiche, rafforzando al contempo il ruolo dell’Europa come attore di pace nel panorama internazionale.
L’azione di mediazione, per essere efficace, deve essere supportata da una rinnovata riflessione sui valori che fondano l’ordine internazionale.
È necessario recuperare un senso di responsabilità condivisa, promuovendo la cooperazione e la solidarietà tra le nazioni, per contrastare le derive nazionalistiche e i tentativi di revisionismo storico che minacciano la stabilità del mondo.
Solo attraverso un impegno collettivo e una leadership capace di ispirare fiducia, sarà possibile evitare il precipizio della guerra e costruire un futuro di pace e prosperità per tutti.








