e, e. e. e e. e . per. e. e e e.

A cinquant’anni dalla tragica scomparsa di Pier Paolo Pasolini, Bologna, città che lo vide nascere e maturare, si appresta a celebrare l’eredità intellettuale e artistica del poeta, regista e intellettuale scomodo, con un’iniziativa complessa e articolata.
La città natale, in sinergia con la sua Cineteca, propone un percorso immersivo che, ben oltre la commemorazione, mira a riaprire il dibattito attorno alla sua figura, la sua opera e, soprattutto, le circostanze della sua morte, evento ancora avvolto in ombre e silenzi.

La mostra “Pasolini.

Anatomia di un omicidio”, ospitata nella Galleria Modernissimo, si configura come un’indagine retrospettiva sulle settimane immediatamente precedenti l’omicidio, un periodo cruciale per comprendere le dinamiche che hanno portato alla notte dell’Idroscalo di Ostia.
L’esposizione, dal 30 ottobre all’8 febbraio, non si limita a presentare documenti e testimonianze; intende dissezionare, con sguardo critico, la ricostruzione fornita da Pino Pelosi, l’assassino materiale, il quale riversava la responsabilità morale del delitto sulla vittima stessa.
Parallelamente, la Cineteca di Bologna propone una maratona cinematografica, dal 1° novembre per l’intero mese, un viaggio attraverso i film e le apparizioni televisive che hanno scandito il percorso pubblico di Pasolini, dagli anni Sessanta fino ai giorni immediatamente precedenti la morte.
La programmazione si apre con la proiezione restaurata di “Pasolini, un delitto italiano” di Marco Tullio Giordana, un’opera che, come sottolinea il regista, rivela un cinema ancora “scottante”, non ridotto a polvere, ma capace di generare scintille, un cinema che oggi faticherebbe a trovare spazio per la sua inconfondibile capacità di descrivere la realtà senza filtri né compromessi, con una lucidità che turbava le coscienze.

La proiezione di “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, l’ultimo e forse più emblematico film di Pasolini, siglerà la conclusione della prima notte, preludio a un ricco programma di film e documentari che ne approfondiscono la poetica e la visione del mondo.

La curatela, affidata a Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca, a Marco Antonio Bazzocchi e Andrea Speranzoni, offre un panorama variegato: frammenti di archivio Rai, stralci di cronaca giornalistica, i numerosi articoli pubblicati da Pasolini sul Corriere della Sera, incluso il celebre “lo so, il j’accuse” – una denuncia velata di un’intera classe politica – e la sua ultima intervista.
La mostra non si limita al verbale: si ricorre a immagini evocative, come i ritratti dello scrittore, una ricostruzione fedele della sua scrivania e, con un impatto emotivo forte, una rappresentazione della scena del crimine, con un manichino che simula il cadavere e una gigantografia che riproduce la folla di curiosi.
Un’applicazione dedicata permette di approfondire i contenuti attraverso contributi audio.

L’iniziativa non vuole semplicemente ricordare, ma interrogare.
Come sottolinea Farinelli, la ferita aperta dall’omicidio pasoliniano non si è mai rimarginata, lasciando inalterata la necessità di un’analisi onesta e approfondita, un esame di coscienza che coinvolga l’intera società italiana.

Il progetto si configura dunque come un invito a rileggere Pasolini, non come un mito da celebrare, ma come un intellettuale scomodo e profetico, la cui opera e il cui messaggio continuano a risuonare con forza, provocando e stimolando una riflessione critica sul presente e sul futuro del nostro paese.

- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -
Sitemap