Ravenna, scrigno di arte musiva riconosciuta a livello globale, si ritrova al centro di un vivace dibattito artistico e culturale.
L’installazione musiva temporanea, ideata e realizzata dall’artista Nicola Montalbini sotto la Porta Adriana, sta catalizzando l’attenzione e suscitando un’inaspettata ondata di consenso popolare.
L’opera, inaugurata il 17 ottobre nell’ambito della IX Biennale del Mosaico Contemporaneo, si presenta come una sfida creativa, un’interpretazione moderna e personale del patrimonio musivo ravennate, e la richiesta di permanenza, espressa da cittadini, amministratori di diversa estrazione politica, intellettuali e commercianti, testimonia il profondo impatto che ha generato.
Montalbini, con un approccio che si potrebbe definire “punk” per la sua audace reinterpretazione delle tradizioni, ha creato un pavimento musivo di ampie dimensioni (50 metri quadri) che si configura come un vero e proprio caleidoscopio di immagini e simboli.
Lungi dall’essere una semplice riproduzione di schemi preesistenti, l’opera fonde elementi iconografici provenienti da mosaici di basiliche ravennati, di Aquileia, Pesaro e Otranto, rielaborandoli attraverso la lente della sua immaginazione.
Figure mitologiche come la sirena Elettra, il mostruoso verme Palagio, l’evocativo unicorno, coesistono con elementi architettonici stilizzati e rappresentazioni umane, spesso cariche di significato autobiografico.
L’opera è un omaggio al passato, certo, ma anche una profonda riflessione sul presente e un invito al futuro.
Tra le tessere musive emergono i volti di persone care all’artista: l’archeologa Maria Grazia Maioli, figura di riferimento nel panorama culturale ravennate, il nonno Mario, custode di antichi sapori attraverso la sua gelateria, e la gatta Trilli, compagna fedele, a sottolineare il legame tra arte, memoria e vita quotidiana.
La realizzazione dell’opera, frutto di un percorso creativo di due anni, è stata un’impresa corale che ha coinvolto diverse figure professionali e istituzioni.
Il Comune di Ravenna, l’associazione Marte, la curatela di Daniele Torcellini ed Eleonora Savorelli, il Gruppo Mosaicisti di Marco Santi, gli allievi dell’Accademia di Ravenna, e il supporto tecnico di sponsor come Mapei e Profilpas, hanno contribuito a rendere possibile questa ambiziosa opera.
“Un lavoro del genere non si può fare da soli,” afferma Montalbini, sottolineando l’importanza della collaborazione e della condivisione di competenze.
Nonostante il consenso popolare, la permanenza dell’opera è soggetta a valutazioni complesse, legate alle normative che tutelano l’area vincolata e all’attesa del parere della Soprintendenza.
Nel frattempo, i commercianti della zona hanno avviato una raccolta firme, espressione di una comunità desiderosa di preservare un’opera che ha saputo generare un forte senso di identità e appartenenza, trasformando uno spazio urbano in un luogo di incontro, ispirazione e dialogo artistico.
L’evento pone l’arduo quesito: come conciliare la tutela del patrimonio storico con la promozione della creatività contemporanea?







