Pizzi e Dantone: un Barocco tra follia e magia a Ravenna.

A novantacinque anni, Pier Luigi Pizzi, figura di riferimento imprescindibile nel panorama della regia teatrale e operistica italiana, riaffronta le complesse sfide del Barocco, l’ambiente musicale che lo ha formato e affascinato fin dal 1959, quando, al Maggio Fiorentino, si immerse nell’universo operistico di Georg Friedrich Händel con l’*Orlando*.
Il Teatro Alighieri di Ravenna, palcoscenico del Ravenna Festival, il 12 e il 14 novembre prossimi, accoglie questa nuova interpretazione, inaugurando la Trilogia d’Autunno, un ciclo di eventi dal titolo evocativo: *L’invisibile fa vedere Amore*.

Il progetto, che include anche gli spettacoli di *Alcina* (13 e 15 novembre) e dell’oratorio *Il Messia* (16 novembre), rappresenta un’immersione totale nel genio di Händel, affidata alla direzione musicale di Ottavio Dantone, esperto riconosciuto a livello internazionale.
L’incontro tra la visione registica di Pizzi e la sensibilità musicale di Dantone genera un allestimento che non si limita alla riproposizione di un capolavoro, ma ne esplora le profondità psicologiche e strutturali.
Un cast di voci di primo piano, guidato da Filippo Mineccia nel ruolo di Orlando, affiancato da Francesca Pia Vitale (Angelica), Elmar Hauser (Medoro), Martina Licari (Dorinda) e Christian Senn (Zoroastro), e completato da Giacomo Decol, Diletta Filippetto, Nicolò Matricardi e Luca Montresor, dà corpo a questo complesso intreccio di amori, magie e follia.
L’esecuzione è sostenuta dall’ensemble strumentale Accademia Bizantina e dal Coro della Cattedrale di Siena Guido Chigi Saracini, preparato dal Maestro Lorenzo Donati, che conferiscono all’esperienza un carattere di coerenza e raffinatezza.

L’approccio di Pizzi, come egli stesso afferma, integra la tecnologia non come elemento di distrazione, bensì come strumento per amplificare l’impatto emotivo e visivo.
L’ispirazione scenografica attinge all’estetica di Giacomo Torelli, maestro nell’arte di creare prospettive ingannevoli e atmosfere oniriche, ricorrendo a scenari naturali e intricati labirinti di siepi, simboli della ricerca, dell’illusione e della perdita.
Questo omaggio a Torelli si inserisce in un percorso registico che, come sottolinea la collaborazione pregressa con Dantone su Monteverdi e Purcell, punta a una coerenza estetica e poetica complessiva.
Ottavio Dantone, a sua volta, evidenzia la natura intrinsecamente emotiva del Barocco: una lingua musicale dove ogni intervallo, ogni tonalità, possiede una valenza espressiva specifica, capace di evocare dolore, trionfo, sconfitta.

L’interprete, quindi, non è un mero esecutore, ma un veicolatore di significati, un traduttore di un linguaggio complesso e articolato.

Composta per il King’s Theatre di Londra nel 1733, *Orlando* rappresenta un vertice dell’opera händeliana: un’opera che, con straordinaria libertà formale, rielabora il *Orlando furioso* di Ariosto, indagandone le dinamiche interiori e rivelando la fragilità e la vulnerabilità del protagonista, culminando nella celebre e struggente scena della pazzia, un momento di profonda catarsi emotiva.
L’allestimento mira a restituire al pubblico la potenza evocativa di questo capolavoro, svelandone le chiavi interpretative e la ricchezza simbolica.

- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -
Sitemap