Un Natale velato di incertezza e riorganizzazione incombe sul gruppo Aeffe, un’azienda che ha segnato per decenni il panorama del Made in Italy nel settore moda.
La società, con sede principale a San Giovanni in Marignano e una significativa presenza a Milano, ha annunciato l’avvio di una complessa procedura di ristrutturazione aziendale che, purtroppo, si traduce nel licenziamento di 221 dipendenti, una quota consistente rispetto ai 540 attualmente impiegati.
L’impatto di questa decisione si distribuirà tra i siti di San Giovanni in Marignano (81 posizioni a rischio) e Milano (140), sollevando preoccupazioni per il futuro di numerosi professionisti e per la tenuta occupazionale in un territorio tradizionalmente vocato alla creatività e alla produzione tessile.
La tempistica, che coincide con le festività natalizie, accentua la drammaticità della situazione, sebbene il processo di consultazione con le rappresentanze sindacali, come sottolinea Daniele Baiesi della Filctem Cgil di Rimini, sia iniziato già a ottobre.
La crisi attuale di Aeffe si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà per il settore moda, caratterizzato da cambiamenti nei modelli di consumo, pressioni sui costi e una crescente concorrenza globale.
La decisione di avviare una composizione negoziata della crisi d’impresa, con il coinvolgimento di Riccardo Ranalli, esperto nominato dalla Camera di Commercio della Romagna, testimonia la gravità della situazione.
Questa procedura, estesa alla capogruppo e alla controllata Pollini, mira a trovare soluzioni condivise per preservare il valore del patrimonio aziendale e assicurare la continuità operativa, un obiettivo cruciale per salvaguardare il know-how e le competenze accumulate nel corso degli anni.
È importante notare che la procedura di composizione negoziata non interessa le altre società del gruppo, Alberta Ferretti e Moschino, suggerendo una strategia mirata a focalizzare gli sforzi di risanamento su aree specifiche.
L’intervento di un esperto esterno come Ranalli indica la volontà di implementare un piano di ristrutturazione che possa ripristinare la solidità finanziaria e la competitività del gruppo, affrontando le sfide attuali con una visione strategica e lungimirante.
La speranza è che, attraverso il dialogo costruttivo tra azienda, sindacati e istituzioni, si possano individuare soluzioni innovative per attenuare l’impatto sociale dei licenziamenti e promuovere la riqualificazione professionale dei lavoratori coinvolti, preservando al contempo il futuro del Made in Italy nel mondo.

