La progressiva contrazione della presenza fisica delle banche in Romagna sta tessendo una rete di conseguenze sempre più stringenti sulle comunità locali, acuendo le disparità territoriali e mettendo a rischio la vitalità socio-economica di interi territori.
L’allarme, sollevato da First Cisl Romagna durante il suo consiglio generale, non è una semplice constatazione, ma un campanello d’allarme che richiede interventi mirati e una riflessione profonda sul ruolo delle istituzioni finanziarie nel tessuto sociale.
L’analisi provinciale rivela un panorama eterogeneo, quantificabile attraverso l’Indicatore di Desertificazione Provinciale (Ipd).
Ravenna, con un Ipd di 29, si distingue come il fulcro della rete bancaria regionale, mantenendo un’offerta di servizi finanziari che la posiziona in una situazione di relativa stabilità.
Tuttavia, la media provinciale maschera profonde fratture: Forlì-Cesena si attesta a un Ipd di 88, indicando una situazione intermedia, mentre Rimini, con un punteggio di 183, manifesta inequivocabilmente i segni di una progressiva rarefazione.
Questa disparità non è casuale, ma riflette le profonde differenze strutturali e socio-economiche che caratterizzano il territorio romagnolo.
Il divario si accentua ulteriormente quando si considerano le dinamiche territoriali.
Le aree pianeggianti, tradizionalmente più densamente popolate e con una maggiore attività economica, mantengono una rete bancaria più efficiente, mentre le zone appenniniche e le aree interne – spesso caratterizzate da una popolazione anziana, da un’economia basata sull’agricoltura e dal turismo di prossimità – sono quelle che subiscono il colpo più duro, con una drastica riduzione dei servizi finanziari disponibili.
L’assenza fisica di filiali bancarie si traduce in concrete difficoltà per i cittadini.
Borghi, Sant’Agata Feltria, Verghereto e Dovadola sono solo alcuni dei comuni che si sono ritrovati completamente orfani di servizi bancari, con ripercussioni immediate sulla qualità della vita e sulla possibilità di gestire le proprie finanze.
La dipendenza da un singolo sportello bancario, come in Montescudo-Monte Colombo e San Clemente, crea una situazione di estrema vulnerabilità: la chiusura di quell’unico punto di riferimento può innescare una spirale di desertificazione, accelerata dalla contrazione demografica e dall’invecchiamento della popolazione.
L’aggravarsi della situazione, evidenziato dall’aumento dei comuni completamente privi di sportelli bancari nelle aree montane interne (dal 58,3% al 61,5% in un solo anno), è un sintomo preoccupante.
Non si tratta solo di una questione di comodità, ma di un problema di inclusione finanziaria e di sviluppo sostenibile.
La perdita di servizi bancari limita l’accesso al credito per le imprese, ostacola l’attività degli artigiani e dei piccoli commercianti, e rende più difficile per le famiglie gestire le proprie finanze, soprattutto quelle più anziane e meno avvezze alle nuove tecnologie.
La contrazione della rete bancaria romagnola non è un fenomeno isolato, ma parte di una tendenza nazionale più ampia, guidata da fattori economici e tecnologici.
Tuttavia, le conseguenze sulle comunità locali richiedono un’attenzione particolare e l’adozione di soluzioni innovative, che possano garantire l’accesso ai servizi finanziari anche nelle aree più remote, preservando la coesione sociale e promuovendo lo sviluppo equo del territorio.
È necessario un ripensamento del ruolo delle banche, non solo come istituzioni finanziarie, ma come attori chiave nello sviluppo sociale ed economico delle comunità che servono.

