Bilancio: CGIL Emilia-Romagna, una svolta ingiusta e insostenibile.

La legge di bilancio in discussione si configura come una svolta strategica che sacrifica il benessere sociale sull’altare di un riarmo accelerato, una decisione che il sindacato CGIL Emilia-Romagna giudica profondamente ingiusta e insostenibile.
L’impegno finanziario previsto, pari a 23 miliardi di euro entro il 2028 e a ben 100 miliardi entro il 2035, rappresenta un ilre il potenziale di un nuovo conre il il pieno potenziale di sviluppo del il potenziale di sviluppo di un nuovo sviluppo sostenibile per il futuro e per le nuove generazioni, sottraendo risorse cruciali a settori vitali come il lavoro, le pensioni e la sanità pubblica.

Questo sbilanciamento finanziario non è un mero dettaglio contabile, ma una scelta politica che esacerba le fragilità strutturali del tessuto economico e sociale regionale.
L’Emilia-Romagna, storicamente un modello di progresso sociale e di equilibrio tra crescita e inclusione, si trova ad affrontare un quadro allarmante: un incremento esponenziale della Cassa Integrazione Straordinaria, un’impennata della Cassa Integrazione Ordinaria e un aumento dei ricorsi alla Naspi, indicatori tangibili di una crisi occupazionale inarrestabile.

I tavoli di crisi aziendali, già numerosi, continuano ad accumularsi, pendenti su un numero di posti di lavoro stimato in circa 10.000, un segnale di profonda incertezza per il futuro di migliaia di famiglie.
La retorica di misure fiscali favorevoli si rivela un inganno, una facciata che cela la realtà di una mancata restituzione del drenaggio fiscale che incide significativamente sul reddito disponibile dei lavoratori.

Questa penalizzazione, che varia dai 1.100 ai 2.700 euro in tre anni a seconda del livello di reddito, annulla gli effetti positivi della defiscalizzazione degli aumenti contrattuali e della riforma dell’Irpef, erodendo il potere d’acquisto e alimentando un senso di frustrazione e abbandono.
Oltre alle conseguenze dirette sul lavoro, la manovra finanziaria mette a dura prova il sistema sanitario pubblico, pilastro fondamentale del welfare regionale.
La riduzione dei finanziamenti rischia di compromettere l’accesso alle cure, accentuando le disuguaglianze e costringendo un numero crescente di cittadini a ricorrere alla spesa sanitaria privata, con una media di 860 euro pro capite, una cifra che riflette la crescente difficoltà per le famiglie di sostenere le proprie esigenze mediche.

La rinuncia alle cure da parte di quasi 400.000 persone nell’ultimo anno testimonia l’urgenza di un cambio di rotta.
Il sindacato CGIL Emilia-Romagna, attraverso lo sciopero generale e le manifestazioni in dieci piazze regionali, intende denunciare questa deriva e rivendicare una politica di bilancio che ponga al centro il benessere dei cittadini, la tutela del lavoro dignitoso, il rafforzamento della sanità pubblica e la promozione di uno sviluppo sostenibile e inclusivo, piuttosto che perpetuare una spirale di austerità e disuguaglianze.
La mobilitazione rappresenta un appello a un cambio di paradigma, un invito a ripensare le priorità e a costruire un futuro più giusto e prospero per tutti.

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