Desertificazione commerciale: il declino dei negozi e l’impatto sulle città.

Il declino del commercio di prossimità: un’analisi delle conseguenze economiche e sociali nelle città italianeUn’indagine congiunta di Confcommercio e Swg, presentata nell’ambito dell’iniziativa “inCittà”, mette in luce una tendenza preoccupante che sta ridefinendo il paesaggio urbano italiano: la desertificazione commerciale.

I risultati rivelano una correlazione diretta tra la perdita di attività commerciali di quartiere e la svalutazione degli immobili, con differenziali che possono raggiungere il 39% rispetto a zone ben servite.
Questo dato non si limita a una mera questione economica, ma riflette un profondo cambiamento nel tessuto sociale e nella percezione della qualità della vita urbana.

L’indagine sottolinea come negli ultimi dieci anni la consapevolezza della scomparsa dei negozi di prossimità sia cresciuta esponenzialmente.
La chiusura di attività come negozi di articoli sportivi, librerie, abbigliamento, ferramenta e negozi di alimentari è stata osservata dalla maggioranza degli italiani, generando un sentimento diffuso di tristezza e un collegamento diretto con un percepito calo della qualità della vita.
Paradossalmente, farmacie e pubblici esercizi mantengono una certa resilienza, probabilmente per la loro natura essenziale.
Il valore attribuito alle attività commerciali di prossimità emerge con chiarezza: bar e ristoranti (78%), spazi verdi (66%) e negozi (65%) sono percepiti come elementi fondamentali per la vivibilità urbana.

Questi non sono solo luoghi di consumo, ma veri e propri motori di socialità, garanzia di cura degli spazi pubblici e presidi di sicurezza.

La loro assenza crea un vuoto che incide negativamente sulla coesione sociale e sulla sicurezza percepita.
Nonostante la crescita inarrestabile dell’e-commerce, l’indagine rivela un forte desiderio di rivitalizzazione del commercio di prossimità.

La maggioranza degli italiani auspica un aumento dei negozi di vicinato per ridurre gli spostamenti e una maggiore diversificazione dell’offerta attraverso un mix di piccole e medie imprese.

Questo dato suggerisce che il commercio fisico non è destinato a scomparire, ma necessita di una riprogettazione che tenga conto delle nuove esigenze dei consumatori.

L’analisi introduce inoltre un elemento cruciale: l’impatto del turismo.
Nelle città con un’elevata pressione turistica, si osserva un’eccessiva concentrazione di attività legate al cibo e la proliferazione di negozi turistici che offrono prodotti di qualità spesso discutibile.
Questo fenomeno, se non gestito adeguatamente, rischia di snaturare l’identità commerciale delle città e di penalizzare i residenti.
Infine, il rapporto evidenzia il ruolo controverso degli affitti brevi.
La percezione diffusa è che questi contribuiscano all’aumento dei prezzi degli immobili e alla diminuzione della disponibilità di alloggi a lungo termine per i residenti, alimentando un circolo vizioso che aggrava la crisi del commercio di prossimità e la qualità della vita urbana.

L’indagine, quindi, pone le basi per una riflessione più ampia sulle politiche urbane necessarie per tutelare il tessuto commerciale, promuovere la coesione sociale e garantire una vivibilità sostenibile nelle città italiane.

- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -
Sitemap