Emilia-Romagna, Industria in transizione: segnali contrastanti tra resilienza e sfide occupazionaliBologna, 21 Gennaio – L’industria emiliano-romagnola, pilastro fondamentale dell’economia regionale, si appresta a varcare una fase di transizione, come evidenziato dallo studio congiunturale prodotto congiuntamente da Camere di Commercio e Unioncamere Emilia-Romagna.
Il terzo trimestre del 2025 rivela un rallentamento nella produzione delle PMI (-0,5% rispetto all’anno precedente), un dato che, seppur modesto, costituisce un netto miglioramento rispetto alla contrazione più marcata del -1,4% osservata nel trimestre precedente, suggerendo una potenziale, seppur cauta, uscita da un periodo recessivo protratto per circa due anni e mezzo.
La complessità del quadro economico si riflette nell’andamento del fatturato, che dopo 24 mesi di flessione ininterrotta, mostra un lieve incremento dello 0,3%.
Tuttavia, questo segnale positivo si affievolisce se si considera il lato estero, dove il fatturato rimane in territorio negativo (-0,6%), riflettendo le persistenti difficoltà del contesto internazionale.
Un barlume di speranza emerge dall’interruzione della tendenza negativa degli ordini, che registrano un modesto aumento dello 0,4% dopo 27 mesi di calo.
L’indicatore del saldo tra imprese che segnalano crescita della produzione e quelle che ne riscontrano una diminuzione, si attesta a +1,8 punti, il valore più alto in 30 mesi, a testimonianza di un rinnovato ottimismo, seppur parziale, tra gli imprenditori.
L’eterogeneità del tessuto industriale regionale si manifesta con chiarezza nell’analisi settoriale.
Il settore alimentare si distingue come unico comparto a registrare esclusivamente segnali positivi, con una crescita del fatturato (+1,5%) e della produzione (+1%).
Le industrie della moda, dopo due anni di contrazione, mostrano un primo, seppur marginale, aumento del fatturato (+0,7%), mentre la produzione continua a risentire delle difficoltà (+1.4% in calo).
Un segnale incoraggiante giunge dalle industrie meccaniche, elettriche e dei mezzi di trasporto, che vedono il fatturato tornare in positivo (+0,7%) dopo 18 mesi, un risultato significativo che indica una potenziale ripresa della domanda interna ed estera.
La capacità di adattamento e la resilienza delle piccole imprese si confermano elementi chiave per la tenuta del sistema produttivo.
Le PMI mostrano una maggiore dinamicità, con una crescita della produzione (+0,2%) e un aumento degli ordini (+0,9%) dopo 30 mesi, evidenziando una maggiore agilità e una capacità di cogliere nuove opportunità.
Le imprese medio-grandi, al contrario, segnano un’inversione di tendenza del fatturato (+1,1%) grazie alla ripresa della domanda interna, ma restano esposte alle sfide legate alla competizione globale e all’aumento dei costi energetici.
Nonostante i timidi segnali di ripresa, la situazione occupazionale nel settore industriale presenta un quadro decisamente più preoccupante.
I dati Istat del terzo trimestre rivelano un significativo arretramento dell’occupazione, con una diminuzione del 7,1% (-37.761 unità) e un calo complessivo degli addetti a 496.592.
Questa contrazione interessa sia i dipendenti (-6,9%) che gli indipendenti (-9,1%), indicando una necessità urgente di politiche mirate a sostenere l’occupazione e a promuovere la formazione di nuove competenze, in linea con le trasformazioni in atto nel mondo del lavoro.
La questione dell’occupazione, pertanto, si configura come una sfida cruciale per il futuro dell’industria emiliano-romagnola e richiede un impegno congiunto da parte di istituzioni, imprese e sindacati.








