Calderoli e i Monti: Rischio Divisione tra Alpi e Appennino

La recente proposta ministeriale riguardante la definizione e l’identificazione dei comuni montani, orchestrata dal Ministro Calderoli, solleva profonde preoccupazioni e configura un potenziale danno significativo per l’intero sistema montano nazionale, con ripercussioni particolarmente acute per l’Emilia-Romagna e l’Appennino.
L’algoritmo utilizzato, presentato come strumento oggettivo, appare invece arbitrario e penalizzante, escludendo dal novero dei comuni montani una percentuale considerevole, con conseguenze dirette sull’accesso a risorse e finanziamenti cruciali per lo sviluppo locale.

L’annuncio, avvenuto in una cornice simbolica come Cortina d’Ampezzo, non è casuale.
Suggerisce una progettualità orientata a favorire le Alpi a scapito dell’Appennino, alimentando una divisione artificiale tra territori che, al contrario, necessitano di una visione integrata e di politiche di coesione.
La discrepanza tra le risorse finanziarie, considerate insufficienti anche in precedenza, e le promesse di servizi innovativi, suggerisce che la riduzione del perimetro dei comuni montani sia una misura necessaria per redistribuire fondi limitati, con l’effetto collaterale di escludere intere comunità.

L’esperienza traumatica degli eventi sismici e delle alluvioni che hanno colpito il Paese negli ultimi anni, ha evidenziato inequivocabilmente la necessità di una stretta collaborazione tra collina e montagna.

La nuova proposta legislativa, lungi dal rafforzare questo legame vitale, rischia di invertire il corso di un dibattito maturo, cancellando anni di sforzi concertati per la costruzione di progetti di sviluppo sostenibile e per la rivitalizzazione delle aree interne.

La Conferenza delle Regioni si appresta ad affrontare con determinazione questa iniziativa, riconoscendone la potenziale gravità.
La scelta di diffondere un annuncio di tale portata in un contesto non istituzionale, bypassando i canali di confronto previsti, testimonia una mancanza di rispetto nei confronti delle istituzioni regionali e una volontà di imporre decisioni impopolari senza un adeguato processo di consultazione.
Si configura, in sostanza, un tentativo di delegittimare un dibattito complesso, imponendo una narrazione distorta delle esigenze e delle potenzialità delle aree montane.
La battaglia per la difesa del territorio appenninico e per la promozione di un modello di sviluppo equo e sostenibile è appena iniziata.

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