La recente pronuncia della Corte d’Appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari (sentenza n. 146/2025), rappresenta un importante punto di riferimento nell’ambito del riconoscimento dei diritti delle vittime dell’amianto e, più in generale, delle vittime del dovere.
La decisione, che modifica parzialmente la precedente sentenza del Tribunale di Tempio Pausania, evidenzia la necessità di un’interpretazione più ampia e sensibile delle problematiche legate all’esposizione professionale a sostanze nocive e alle conseguenti patologie invalidanti.
Il caso oggetto di contenzioso riguarda un militare decorato, deceduto prematuramente all’età di 56 anni (29 agosto 2008) a seguito di un carcinoma gastrico, direttamente collegato alla prolungata esposizione ad amianto e a sostanze pericolose durante oltre trent’anni di servizio a bordo di unità navali d’epoca.
La sua carriera professionale, costellata di encomi e riconoscimenti (Croce d’Argento, Croce d’Oro, Medaglia d’Onore e attestati per lunga navigazione), è stata tragicamente abbreviata da una malattia evitabile, frutto di condizioni di lavoro inadeguate e di una consapevolezza tardiva sui rischi connessi all’amianto.
La sentenza d’appello, accogliendo le ragioni degli eredi, estende i benefici economici originariamente riconosciuti, stabilendo un risarcimento per due annualità di pensione di reversibilità, per un ammontare complessivo di circa 50.000 euro, e garantendo l’esenzione dal pagamento dei farmaci anche per il figlio del militare.
Questa decisione non si limita ad un mero adempimento formale, ma simboleggia un tentativo di colmare una lacuna storica, riconoscendo il sacrificio di chi ha servito lo Stato in condizioni di lavoro pericolose e spesso ignorate.
L’avvocato Ezio Bonanni, osservatore attento delle vicende legate all’amianto e ai diritti delle vittime, sottolinea come questa pronuncia costituisca un passo significativo verso un’equiparazione delle vittime del dovere a quelle del terrorismo, evidenziando la necessità di un riconoscimento integrale del loro status e delle conseguenti conseguenze legali ed economiche.
L’equiparazione, seppur simbolica, mira a restituire dignità a una storia segnata da sofferenza e perdita, riconoscendo il valore del sacrificio umano che ha contribuito alla sicurezza nazionale.
La sentenza apre la strada a una revisione più ampia delle politiche di tutela della salute dei lavoratori esposti a rischi professionali e sottolinea l’importanza di procedimenti civili volti a garantire un risarcimento integrale dei danni subiti, non solo economici, ma anche morali e patrimoniali, a beneficio delle famiglie colpite da queste gravi tragedie.
Essa rappresenta, quindi, un monito a vigilare costantemente sulla sicurezza sul lavoro e a garantire un adeguato sostegno alle vittime e ai loro familiari, in un’ottica di giustizia e riparazione.

