Nel cuore dell’agro sarrochiese, un’operazione del Corpo Forestale dello Stato ha interrotto una rete di attività illecite legate al bracconaggio e alla detenzione abusiva di armi, rivelando una preoccupante escalation di violazione della fauna selvatica e manipolazione di armamenti.
L’intervento, scaturito da un’attività di appostamento mirata in località Santa Barbara, ha portato all’arresto di un uomo di 69 anni, residente a Sarroch, sorpreso in flagranza di reato mentre controllava trappole per uccelli, conosciute come “lacci” per l’uccellagione.
La presenza di due pettirossi già intrappolati ha immediatamente acceso i sospetti dei forestali.
L’arresto ha innescato una più ampia indagine che ha messo in luce un quadro ben più complesso di una semplice attività di caccia illegale.
L’uomo, formalmente in possesso di una licenza di porto d’armi per l’esercizio della caccia, deteneva un fucile da caccia che, a seguito di accertamenti tecnici, è risultato essere stato alterato in maniera fraudolenta per aumentare la capacità di contenimento di cartucce, configurando una grave violazione delle normative in materia di armi.
La perquisizione domiciliare successiva ha svelato un vero e proprio laboratorio clandestino, completo di attrezzature sofisticate per la modifica di armi e la fabbricazione di munizioni artigianali.
Sono stati rinvenuti un’arma, una pistola calibro 38, anch’essa modificata e alimentata con proiettili di provenienza illecita, e una quantità significativa di materiali per la produzione di ordigni, tra cui polvere da sparo, pallini e un numero considerevole di munizioni fabbricate in maniera artigianale per pistola e fucile.
Il sequestro ha interessato tre fucili, tutti legalmente detenuti ma con alterazioni nel sistema di alimentazione, oltre a circa due chilogrammi di materiali per la fabbricazione di munizioni.
La scoperta di una così vasta quantità di materiali e attrezzature suggerisce una capacità produttiva e distributiva ben superiore alla mera attività di un singolo individuo.
L’aspetto più allarmante dell’operazione è stato il sequestro di un numero elevato di volatili, circa 250 tra storni, pettirossi e fringuelli, e un esemplare di cinghiale, tutti vittime del sistema dell’uccellagione, una tecnica di cattura particolarmente crudele e indiscriminata.
Questo dato evidenzia la gravità del fenomeno del bracconaggio nella zona e la necessità di intensificare i controlli per proteggere la fauna selvatica.
L’arresto e il sequestro rappresentano un colpo significativo alla criminalità predatoria e offrono l’opportunità di ricostruire la rete di complici e fornitori che hanno reso possibile questa attività illecita, sottolineando la necessità di un approccio multidisciplinare che coinvolga le forze dell’ordine, gli esperti del settore e le comunità locali per contrastare efficacemente il bracconaggio e proteggere il patrimonio naturale.






