La sentenza della Corte di Cassazione ha ridisegnato il percorso giudiziario di Alba Veronica Puddu, ex dottoressa di Tertenia, in un caso che solleva complesse questioni di diritto penale, responsabilità professionale e vulnerabilità psichica.
L’annullamento della condanna a diciotto anni inflitta dalla Corte d’assise di appello di Cagliari, a distanza da una precedente sentenza di ergastolo emessa in primo grado, apre la strada a un nuovo processo di secondo grado, come riportato da L’Unione Sarda.
Il caso Puddu è divenuto noto a seguito di un’indagine scaturita da un’inchiesta televisiva condotta dalla trasmissione “Le Iene” nel 2017.
La trasmissione aveva evidenziato come la dottoressa, attraverso promesse di trattamenti alternativi basati sull’uso degli ultrasuoni per la cura dei tumori, avesse indotto numerosi pazienti oncologici ad abbandonare le terapie convenzionali, con conseguenze potenzialmente drammatiche per la loro salute.
Questo fenomeno, alimentato dalla disperazione e dalla ricerca di soluzioni in una malattia gravissima, pone un’ombra inquietante sulla capacità di discernimento e sulla fiducia riposta in figure professionali, anche quando queste operano al di fuori dei canali sanitari ufficiali.
Un elemento cruciale nel precedente processo di secondo grado era stata la perizia psichiatrica, affidata al professor Elvezio Pilfo, esperto già coinvolto in casi di rilevante complessità come quelli relativi ad Annamaria Franzoni e Alessia Pifferi.
La perizia aveva accertato una parziale incapacità di intendere e di volere nell’imputata, suggerendo una compromissione delle sue facoltà cognitive e volitive, pur evidenziando al contempo la sua pericolosità sociale e l’inidoneità a esercitare la professione medica.
Tale valutazione, apparentemente attenuante, si scontra con la gravità delle azioni compiute e con le ripercussioni negative sulla salute dei pazienti, ponendo la questione della responsabilità penale in relazione a una presunta alterazione psichica.
L’annullamento della sentenza e l’ordinamento di un nuovo processo di secondo grado, ora in attesa delle motivazioni della Corte di Cassazione, rappresentano un momento di riflessione sulla complessità della giustizia penale in casi che coinvolgono disturbi psichici e condotte potenzialmente dannose.
La vicenda Puddu evidenzia la necessità di una valutazione accurata e multidisciplinare delle condizioni psichiche degli imputati, ma anche di una rigorosa tutela dei pazienti più vulnerabili, esposti al rischio di essere attratti da promesse ingannevoli e terapie non comprovate.
Il nuovo processo dovrà, quindi, fare luce non solo sulla responsabilità penale della dottoressa, ma anche sulle dinamiche psicologiche che hanno portato all’abbandono delle terapie tradizionali e sulla necessità di rafforzare la prevenzione e l’informazione ai pazienti oncologici.
La vicenda solleva interrogativi etici e legali che vanno ben oltre la specifica responsabilità individuale, toccando temi di ordine sociale e sanitario di rilevante importanza.







