Don Manca: Rimosso *a divinis*, un caso che scuote la Chiesa sarda

La vicenda che coinvolge don Valerio Manca, ex preside del Collegio Serafico Francescano di Oristano, si conclude con una sentenza che scuote la comunità ecclesiale sarda e solleva interrogativi profondi sul delicato rapporto tra istituzioni religiose, giustizia e tutela dei minori.

Il Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano, dopo un’attenta disamina delle prove presentate, ha provveduto alla rimozione *a divinis* dello stesso, privandolo dello stato presbiteriale.
Questa decisione, emessa a Roma e comunicata da Padre Paolo Contini – figura chiave nella denuncia – rappresenta una sanzione severa, che sancisce la gravità delle accuse mosse e la loro fondatezza.

L’inchiesta, riemersa a distanza di decenni, ha portato alla luce dinamiche di abuso sessuale che si sarebbero verificate all’interno del collegio.
La denuncia di Padre Contini, un coraggio testimoniato pubblicamente il 13 maggio 2023, ha innescato un processo complesso e doloroso, segnato dalla riemersione di traumi infantili e dalla necessità di fare luce su vicende accadute nel passato.
La lettera di perdono, ricevuta dallo stesso Padre Contini dall’autore degli abusi, è divenuta un elemento cruciale nel processo, confermando la necessità di un’indagine approfondita e di una presa di posizione formale da parte della Chiesa.

La decisione del Tribunale Ecclesiastico, pur non comportando conseguenze penali immediate – il reato sarebbe tecnicamente prescritto – non esclude che la Procura di Oristano possa proseguire le indagini.

Questo sottolinea un aspetto fondamentale: la giustizia ecclesiastica, pur operando secondo proprie regole e procedure, non può agire isolata, ma deve collaborare con le autorità civili per garantire la piena tutela dei diritti delle vittime e l’applicazione di sanzioni adeguate.

L’episodio si inserisce in un contesto più ampio e preoccupante.
L’appello lanciato dalla Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Puligheddu, al Vescovo di Cagliari e Segretario Generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi, è un campanello d’allarme che non può essere ignorato.

I dati forniti dalla Rete L’Abuso – 37 casi censiti in Sardegna negli ultimi cinque anni, con 196 vittime, di cui 171 minorenni – testimoniano una realtà drammatica che richiede un intervento immediato e risolutivo.

Non si tratta solo di accertare le responsabilità individuali, ma di mettere in discussione le strutture e le dinamiche che hanno permesso a tali abusi di protrarsi nel tempo.

La vicenda pone interrogativi cruciali sulla responsabilità della Chiesa nel proteggere i minori, sulla necessità di promuovere una cultura della trasparenza e della denuncia, e sull’importanza di offrire un sostegno adeguato alle vittime.

La decisione del Tribunale Ecclesiastico rappresenta un passo avanti nella direzione giusta, ma è solo l’inizio di un percorso che richiede un profondo cambiamento culturale e istituzionale, volto a garantire che simili tragedie non si ripetano mai più.
La Chiesa, chiamata a una profonda riflessione, deve assumersi la responsabilità di curare le ferite del passato e di costruire un futuro di sicurezza e di fiducia per i bambini e gli adolescenti.

- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -