Gaijin: Un Izakaya Giapponese a Cagliari, Viaggio nel Washoku

Nel cuore del quartiere di San Benedetto, a Cagliari, si cela un’oasi gastronomica che trascende i confini geografici: Gaijin, un Izakaya, la tipica osteria giapponese, che incarna un’autentica celebrazione del Washoku, l’arte culinaria del Giappone riconosciuta patrimonio immateriale dell’UNESCO.
Lontano dagli stereotipi, Gaijin offre un’esperienza sensoriale profonda, un viaggio gustativo che si nutre di rispetto per la tradizione e di audace interpretazione contemporanea.

Stefano Fois, il cuore pulsante di questo locale, è più che un cuoco: è un ponte culturale, un “Gaijin” – straniero – che ha abbracciato con fervore e dedizione la cucina giapponese.

La sua passione, nata nell’adolescenza attraverso l’immersione nel mondo dei manga e delle serie televisive, si è trasformata in una professione, alimentata da studio, viaggi e una ricerca incessante dell’autenticità.
L’atmosfera è un caleidoscopio di profumi e colori.
L’aria si impregna del brodo di ramen, un concerto aromatico che anticipa un’esplosione di sapori.

L’abilità nel taglio del pesce crudo, la precisione nell’impiattamento di sashimi, la maestria nella preparazione dei gyoza, la leggerezza della tempura di polpo, la vivacità dei gamberi viola crudi: ogni dettaglio è un omaggio alla raffinatezza della cucina giapponese.

Gaijin non è solo un ristorante; è un palcoscenico dove si rivelano le storie dei piatti.
L’offerta è dinamica, una costellazione di ricette che spaziano da Tokyo a Sapporo, presentate con eleganza al tavolo o, per i più avventurosi, al bancone, per assistere alla magia della preparazione e dialogare con gli chef.
La filosofia di Gaijin si traduce in un’attenzione maniacale alla materia prima: pesce freschissimo, prodotto sia sardo che giapponese, rigorosamente di stagione.
Il tonno, ad esempio, si rivela in un connubio sorprendente con puntarelle e ravanelli marinati, un trionfo di freschezza esaltato da un’armoniosa salsa a base di soia e olio di marinatura.

I ravioli di seppia, miso e cipolla, i “gyoza”, rappresentano un’audace rivisitazione di un classico, la pasta perfetta nel suo spessore, la grigliatura impeccabile, il ripieno un’opera d’arte che celebra il sapore intenso della seppia.
L’anatra, reinterpretata in chiave giapponese, si presenta soffice e morbida, avvolta da una glassatura dolce-amara, arricchita da funghi marinati nella soia che completano un quadro gustativo eccezionale.
Ma l’apoteosi di Gaijin è il tonkotsu iekei miso ramen: un brodo cremoso a base di maiale e pollo, un concentrato di sapori che si dispiega lentamente al palato.
La consistenza vellutata, frutto di un’attenta lavorazione di ossa e carne, la complessità aromatica data dalle spezie, l’equilibrio perfetto tra i noodles e gli ingredienti, come l’uovo marinato (ajitama) e la carne di maiale brasata (chashu): ogni elemento contribuisce a creare un’esperienza indimenticabile.

Gli spinaci e l’alga nori completano il quadro, offrendo una texture e un sapore contrastanti che elevano ulteriormente il piatto.
Gaijin è più che un Izakaya; è un’esperienza, un viaggio nel cuore della cultura giapponese che si manifesta attraverso il gusto, l’arte e la passione.

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