La vicenda di Manuela Murgia, la giovane di sedici anni la cui morte nel canyon di Tuvixeddu a Cagliari nel 1995 ha segnato profondamente la comunità sarda, riemerge con inediti dettagli scientifici che complicano il quadro investigativo.
Dopo anni in cui l’evento fu etichettato come suicidio, la Procura di Cagliari ha riaperto il caso con l’ipotesi di omicidio volontario nei confronti di Enrico Astero, l’ex fidanzato, ora sotto indagine.
L’asse centrale di questa nuova fase è rappresentato da una corposa perizia tecnica condotta dai Carabinieri del RIS di Cagliari, richiesta dal Giudice per le Indagini Preliminari, Giorgio Altieri, che si concentra sull’analisi forense degli indumenti di Manuela.
La cruciale constatazione emersa dall’esame delle tracce biologiche, con un rigore metodologico che ha escluso ogni ambiguità, è l’assenza di materiale genetico riconducibile all’indagato Astero.
Questo dato, che contrasta con ricostruzioni precedenti, solleva interrogativi significativi e focalizza l’attenzione su possibili elementi ancora da chiarire.
La perizia ha portato all’identificazione e all’analisi di 89 tracce biologiche, tra cui 49 peli e capelli, rivelando un profilo genetico maschile, estraneo ad Astero, rinvenuto all’interno della busta contenente gli stivaletti della ragazza, un dettaglio significativo che suggerisce una manipolazione post mortem.
L’analisi del maglioncino e degli slip di Manuela ha confermato la presenza esclusiva del suo profilo genetico, mentre un ulteriore profilo femminile, ancora non identificato, è stato rilevato sul pantalone, in prossimità della caviglia, un elemento che apre a nuove piste investigative.
La conferma della corrispondenza della maggior parte del materiale vegetale rinvenuto sugli abiti con la flora tipica della zona di Tuvixeddu rafforza l’ipotesi di una permanenza della ragazza in quel luogo, ma non fornisce indizi direzionali per l’identificazione di un possibile responsabile.
Un sopralluogo effettuato recentemente ha evidenziato la diffusa presenza della stessa specie botanica sulle pareti rocciose del canyon, un dato che, pur confermando un collegamento ambientale, non offre elementi di svolta nella dinamica dei fatti.
L’esame microscopico del materiale roccioso e del terriccio prelevato dagli abiti non ha prodotto risultati eclatanti.
La discussione dei risultati della perizia si terrà il 29 gennaio, durante l’udienza di incidente probatorio, alla quale parteciperanno i periti di parte, rispettivamente l’ex generale del RIS Vincenzo Garofano per la difesa e il genetista universitario Emiliano Giardina per la famiglia Murgia.
Questo momento cruciale offrirà l’opportunità di un approfondito confronto scientifico e giuridico, nel tentativo di fare luce su una vicenda complessa e dolorosa che continua a interrogarci.
La nuova perizia scientifica si pone come un tassello fondamentale per ricostruire la verità sulla morte di Manuela, un impegno che si prosegue con rigore e attenzione ai minimi dettagli.

