Neve eccezionale in Sardegna: un’anomalia invernale a novembre.

Un’eccezionale ondata di freddo ha avvolto ampie porzioni del centro Sardegna, regalando un paesaggio invernale a tratti inaspettato per il mese di novembre.
L’accumulo di neve, variabile tra i 10 e i 20 centimetri nelle zone più basse e raggiungendo i 50 centimetri sul Bruncu Spina, rappresenta un evento climatico fuori dagli schemi rispetto alle stagioni passate, quando la neve si limitava a sporadici fenomeni sui versanti montani.
La caduta di neve, intensa oltre i 700 metri di altitudine, ha trasformato le località ai piedi del massiccio del Gennargentu in scenari alpini, sebbene assenza di precipitazioni tra i 500 e i 700 metri non abbia impedito che anche centri come Macomer e Villanova Tulo si trovassero ad affrontare un contesto invernale.
Questa anomalia climatica, accentuata da temperature polari in alta quota – con il termometro del Bruncu Spina sceso fino a -5 gradi – contrasta con i 5 gradi registrati a Cagliari, evidenziando una marcata differenza termica tra le aree interne e costiere.

Le infrastrutture provinciali, prontamente attivate, stanno operando incessantemente con mezzi spazzaneve e spargisale sulle arterie stradali principali.

Il Presidente della Provincia di Nuoro, Giuseppe Ciccolini, ha sottolineato l’intensità delle precipitazioni in corso e l’assenza, al momento, di criticità significative comunicate dagli enti locali e dalle forze dell’ordine.
Tuttavia, ha raccomandato la massima prudenza agli automobilisti, sconsigliando spostamenti non urgenti senza l’equipaggiamento invernale adeguato, soprattutto nel tratto del passo Tascusì.

La sindaca di Fonni, Daniela Falcóni, ha confermato la piena operatività del piano neve provinciale e comunale, assicurando che le strade principali, pur con le difficoltà imposte dalle persistenti nevicate, siano percorribili.
Questa situazione, che pone l’accento sulla vulnerabilità del territorio sardo di fronte a eventi meteorologici estremi, solleva interrogativi sull’adeguamento delle infrastrutture e sulla necessità di una maggiore consapevolezza dei rischi climatici.
L’episodio evidenzia, inoltre, la fragilità di un ecosistema montano, abitualmente meno esposto a precipitazioni nevose di tale intensità a novembre, e la conseguente necessità di monitoraggio costante e di interventi mirati a mitigare gli impatti negativi, garantendo al contempo la sicurezza della popolazione.

L’evento, al di là della sua singolarità, può essere interpretato come un campanello d’allarme rispetto ai cambiamenti climatici in atto e alla loro potenziale influenza sulle dinamiche meteorologiche regionali.

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