L’ombra di un contenzioso giudiziario incombe sulla figura del sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, coinvolto in un’indagine complessa che ha portato la giudice federale Federica Distefano a disporre un rinvio a giudizio per presunti abusi edilizi riguardanti la sua residenza a Sottomonte, in Golfo Aranci.
La vicenda, iniziata nel 2019 a seguito di un’ispezione del Corpo Forestale, si concentra sulla trasformazione di un seminterrato in una stanza abitabile, un intervento che ha comportato un aumento volumetrico del 30% e, secondo l’accusa, una violazione delle normative paesaggistiche vigenti.
L’indagine, caratterizzata da una lunga e tortuosa fase istruttoria, ha visto anche l’ipotesi di lottizzazione abusiva sollevata inizialmente, ma poi archiviata nei confronti di Nizzi e di altri quattro imputati, i quali sono stati prosciolti da tale accusa.
La richiesta di confisca della villa, avanzata dal pubblico ministero Alessandro Bosco, è stata altresì respinta dal tribunale, segnando un punto fermo che esclude, almeno per il momento, la perdita del bene immobile.
Accanto al sindaco, il processo, fissato per il 10 marzo prossimo a Tempio Pausania, vedrà coinvolti altri cinque individui: Luigi Guerri, esecutore dei lavori; Giorgio Derosas, ingegnere progettista; Giovanni Antonio Spano, direttore dei lavori; Raimondo Puggioni, tecnico del servizio vigilanza urbanistica del comune di Golfo Aranci; e Sandra Deiana, progettista.
Le imputazioni variano a seconda del ruolo svolto: Nizzi, Guerri e Spano dovranno rispondere di violazione delle norme paesaggistiche, mentre Derosas, Puggioni e Deiana sono accusati di falsità ideologica.
La vicenda ha avuto diverse fasi, inclusa una sospensione per la valutazione da parte del TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) sulle autorizzazioni rilasciate.
Un evento significativo è stata la decisione, nel 2022, della giudice per le indagini preliminari (GIP) Caterina Interlandi, che ha permesso a Nizzi di rientrare nella sua abitazione, sebbene con il divieto di utilizzare il seminterrato al centro della disputa legale.
L’inchiesta, che ha scosso la comunità locale e sollevato interrogativi sulla gestione urbanistica del territorio, evidenzia la complessità delle dinamiche che spesso si intrecciano tra politica, edilizia e tutela del paesaggio.
Il processo si preannuncia come un momento cruciale per fare luce sulle responsabilità e sulle procedure che hanno portato alla realizzazione degli abusi edilizi contestati, con potenziali ripercussioni sulla carriera politica del sindaco di Olbia e sull’immagine dell’amministrazione locale.
Il caso, inoltre, sottolinea la necessità di rafforzare i controlli e di garantire la trasparenza nell’erogazione dei permessi edilizi, al fine di prevenire il rischio di nuove irregolarità e di tutelare il patrimonio paesaggistico e culturale del territorio.

