Nuorese, carcere 41-bis: richiesta di confronto urgente con la comunità.

La richiesta di una seduta straordinaria e pubblica del consiglio comunale, un appello all’inclusione di voci esterne all’amministrazione, nasce da una profonda preoccupazione.
L’ipotesi di una concentrazione massiccia di detenuti, con la trasformazione del carcere di Badu ‘e Carros in un centro primario per il regime speciale di 41-bis, rappresenta una ferita aperta per l’intera comunità del Nuorese.

Non si tratta di una mera questione amministrativa o una decisione tecnica da valutare in isolamento.

Questa operazione, condotta senza un confronto genuino con il territorio, con la Regione Sardegna e con gli enti locali, evidenzia una pericolosa tendenza a relegare l’isola a una posizione di marginalità, a una risorsa da sfruttare per necessità nazionali senza considerare le ripercussioni locali.
Il principio di territorialità della pena, cardine del sistema penitenziario, viene brutalmente violato.

La concentrazione di detenuti ad alta sicurezza in un’area geografica limitata non può essere disgiunta dalle conseguenze che ne derivano per la sicurezza, l’economia e, soprattutto, per il tessuto sociale del Nuorese.

Si rischia di generare un clima di paura, di compromettere la serenità dei residenti e di erodere la capacità del territorio di riprendersi da una situazione già fragile.

L’assenza di un dibattito aperto e trasparente, la mancanza di valutazioni d’impatto e la disattenzione verso le istanze locali denotano una strategia inadeguata, che ignora le specificità del nostro contesto.
La comunità del Nuorese non è un mero contenitore per esigenze nazionali, ma un insieme di persone, con una storia, una cultura e un futuro da proteggere.
È imperativo che ogni cittadino partecipi attivamente al consiglio comunale straordinario, trasformando la preoccupazione in azione, il dissenso in proposte concrete.
Questa non è una battaglia di appartenenza politica, ma una questione di dignità e di futuro per il Nuorese.

Qualora le istanze sollevate non trovassero riscontro in tempi brevi, la responsabilità di tutelare il nostro territorio richiederà una mobilitazione diffusa, unita e partecipata, capace di far sentire la voce di un’intera comunità determinata a non rassegnarsi a un destino imposto dall’alto.

La salvaguardia del nostro territorio è un dovere civico che non ammette silenzi o compromessi.

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