San Saturnino: riflessioni sul potere e il Giubileo a Cagliari

La solennità di San Saturnino, patrono di Cagliari, si è conclusa tra i riverberi spirituali dei Primi Vespri e la solenne celebrazione eucaristica del Giovedì.

L’arcivescovo monsignor Giuseppe Baturi, presiedendo i riti, ha offerto alla comunità un messaggio denso di significato, intessuto attorno al tema cruciale del Giubileo diocesano dedicato ai governanti e agli amministratori, un’occasione per una riflessione profonda sul ruolo e la responsabilità di coloro che esercitano il potere.
L’arcivescovo ha posto l’accento sulla priorità della sapienza rispetto all’ambizione e alla transitorietà del successo mondano.

Un monito a ricercare la guida nella semplicità della preghiera e nella forza interiore che ne deriva.

Ha annunciato un incontro pubblico dedicato a questi temi in preparazione del 2026, segnando un impegno continuo verso il dialogo e la riflessione con le figure chiave della società.

Rivolgendosi ai rappresentanti delle istituzioni civili e militari, monsignor Baturi ha riaffermato la politica non come mera conquista del potere, bensì come una vocazione, un atto di carità elevato alla sua massima espressione.
Ha esortato a riscoprire la sua essenza più pura: il servizio disinteressato.
Citando l’esempio di San Tommaso Moro, patrono dei governanti, ha sottolineato come la testimonianza di coerenza e dedizione al bene comune rappresenti un modello imprescindibile per i cristiani impegnati nella vita pubblica, chiamati a incarnare una visione alternativa, libera dalla logica del dominio e animata dalla gratuità del servizio.

Durante la Messa, l’attenzione si è concentrata sulla figura del giovane martire, interpretato come simbolo di speranza, in perfetta sintonia con il tema dell’Anno Santo diocesano.

La sua rinuncia alla vita terrena, compiuta per fedeltà al Signore, rappresenta un invito potente a non lasciarsi ingannare dalle promesse illusorie di felicità terrena, ma a fondare la propria esistenza su un amore trascendente.

L’arcivescovo ha quindi invitato i fedeli a rifiutare la seduzione di piaceri fugaci, ricchezze effimere e potere corruttibile, orientando il proprio sguardo verso una felicità che trascende i limiti della dimensione umana.
Questa felicità, vera e duratura, risiede nell’amore per Gesù risorto, fonte di senso e di un orizzonte di valore eterno.
È un amore che non si esaurisce nel presente, ma che apre le porte alla speranza di una vita più grande e piena.

La testimonianza del giovane martire, così come l’esempio di San Tommaso Moro, risuonano come un appello all’azione, un invito a costruire una società fondata sulla giustizia, la solidarietà e la verità.

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