Sanità a due velocità: divario tra le Regioni e rischio frammentazione.

Il quadro delineato dal monitoraggio ufficiale del Ministero della Salute, attraverso gli indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), rivela un’eterogeneità preoccupante nell’erogazione dei servizi sanitari tra le diverse Regioni italiane.
L’analisi del 2023, l’ultimo dato disponibile, evidenzia come otto Regioni non abbiano raggiunto gli standard minimi previsti dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), manifestando lacune significative in almeno una delle tre aree cruciali: prevenzione, assistenza territoriale (distrettuale) e prestazioni ospedaliere.
Il report della Fondazione Gimbe, che ha esaminato i punteggi regionali, sottolinea come le disparità siano ben al di là di semplici differenze statistiche.

Il punteggio medio nazionale, attestato a 226 punti su 300, cela un panorama frammentato, con divari profondi che minano l’equità nell’accesso alle cure.

La Sardegna, in particolare, emerge come un caso emblematico.
Con un punteggio complessivo di 192 punti, inferiore al dato nazionale e distante dalle performance eccellenti di Province Autonome di Trento e Veneto, la regione fatica a garantire un’assistenza adeguata ai propri cittadini.
I dati specifici per area rivelano un deficit sistematico: 65 punti nella prevenzione (33 in meno rispetto ai leader), 67 punti nell’assistenza distrettuale (29 in meno rispetto al Veneto) e un misero 60 punti nell’area ospedaliera (l’ultima posizione a livello regionale, con una distanza di 37 punti dalla Provincia Autonoma di Trento).
Questa situazione assume una luce ancora più critica se consideriamo la ripartizione del fabbisogno sanitario nazionale.
Il finanziamento, basato sulla popolazione residente e pesato per età, dovrebbe garantire una copertura uniforme dei costi necessari per l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) su tutto il territorio nazionale.

Tuttavia, l’impossibilità di finanziare adeguatamente questi costi, unita alla spinta verso l’autonomia differenziata, spinge l’Esecutivo a una soluzione problematica: l’equiparazione dei LEP (Livelli di Prestazione) ai LEA.

Questa scelta, definita da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, come una “scorciatoia”, ha implicazioni profonde.
Legalizza, di fatto, le disuguaglianze regionali nell’accesso al diritto alla salute, creando un sistema a due velocità in cui la qualità e la disponibilità delle cure dipendono dalla regione di residenza.

Le conseguenze di questa situazione sono tangibili per i cittadini.
In molte aree del Paese, l’attesa per servizi e prestazioni essenziali si protrae nel tempo, costringendo i pazienti a rivolgersi a strutture sanitarie in altre regioni, con un impatto economico e sociale non trascurabile.

Il rischio è di aggravare ulteriormente le disuguaglianze, creando un sistema sanitario a rischio di frammentazione e incapace di garantire a tutti i cittadini il diritto fondamentale alla salute.
La sfida attuale richiede un’azione concertata a livello nazionale per colmare i divari regionali, rafforzare i LEP e assicurare una distribuzione equa delle risorse, al fine di ripristinare la fiducia dei cittadini nel sistema sanitario nazionale e garantire a tutti pari opportunità di accesso alle cure.

- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -