Sardegna, 118 al collasso: emergenza e richieste di fondi

La rete di emergenza-urgenza 118 in Sardegna è sull’orlo di una crisi strutturale, un campanello d’allarme lanciato con forza dall’Associazione Nazionale Associazioni di Volontariato (ANAS) Sardegna, voce rappresentativa della stragrande maggioranza delle organizzazioni di volontariato e cooperative che, quotidianamente, assicurano la risposta in emergenza sul territorio.

La situazione, già precaria, si è aggravata con la recente sospensione delle attività in diverse postazioni operative, tra cui quella di Barisardo, un segnale tangibile della profonda difficoltà nel mantenere una copertura territoriale adeguata, con conseguenze potenzialmente fatali per la popolazione.

Il problema non è semplicemente una questione di risorse immediate, ma riflette una complessa combinazione di fattori che minano la sostenibilità del servizio.

La carenza di personale sanitario specializzato in Sardegna, esacerbata da un’insufficiente attrattiva economica rispetto ad altre regioni, crea un circolo vizioso che rende difficile garantire la continuità operativa.
La mancata revisione dei livelli retributivi e delle condizioni di lavoro, percepiti come non competitivi, scoraggia l’ingresso di nuovi professionisti e favorisce l’emigrazione verso opportunità più remunerative.

La ripercussione di questa emergenza si estende ben oltre la semplice impossibilità di intervenire in caso di necessità: mette a rischio la fiducia dei cittadini nel sistema sanitario regionale e compromette la capacità di risposta a eventi imprevisti di maggiore portata.
Considerando che le organizzazioni convenzionate assicurano oltre l’80% degli interventi di emergenza, il collasso del 118 rappresenterebbe una catastrofe per la sicurezza della collettività.

Per evitare questo scenario, l’ANAS Sardegna sollecita un intervento urgente e mirato, che vada oltre le misure emergenziali.

Si richiede un incremento significativo del finanziamento regionale, elevando le misure compensative previste dalla legge 12/2025 da 5 a 10 milioni di euro annuali.

Questa iniezione di risorse non è un mero atto di bilancio, ma un investimento strategico per affrontare le sfide immediate e costruire un sistema di emergenza-urgenza resiliente e sostenibile nel tempo.
In particolare, i fondi aggiuntivi sono essenziali per coprire il costo di ammodernamento e sostituzione del parco mezzi, con un fabbisogno stimato di circa 160.000 euro per ogni ambulanza in scadenza.
Parallelamente, è cruciale garantire un adeguato riconoscimento economico agli operatori sanitari, in linea con i contratti di lavoro e in grado di incentivare la permanenza e l’attrazione di nuovo personale.

In un’ottica di ottimizzazione delle risorse e di garanzia della continuità del servizio, si propone, come già implementato con successo durante la pandemia di COVID-19, una temporanea riduzione della composizione delle équipe di soccorso a due operatori, adeguatamente formati e specializzati.
Questa soluzione, in linea con le prassi adottate nel resto del Paese, permetterebbe di mantenere una copertura minima essenziale, evitando interruzioni del servizio e garantendo la disponibilità di risorse per eventi di maggiore criticità.

L’esperienza passata dimostra che l’adattamento e la flessibilità, pur in condizioni di carenza, possono fare la differenza nella salvaguardia della salute pubblica.

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