La recente pubblicazione del verbale della conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre costituisce un punto di svolta cruciale, un campanello d’allarme che rivela una realtà inaccettabile per la Sardegna.
Come acutamente osservava Galimberti, la verità, quando si scontra con interessi consolidati e dinamiche di potere, rischia di divenire sovversiva, di destabilizzare l’ordine apparente.
Il documento ufficiale confermato in sede istituzionale, l’unico contesto formale in cui una rappresentanza regionale può dialogare con l’esecutivo nazionale, evidenzia in modo inequivocabile la concentrazione di tre carceri – Uta, Bancali e Badu ‘e Carros – interamente dedicate al regime del 41 bis, un dato quantitativo e qualitativo che proietta la Sardegna in una prospettiva demografica e sociale profondamente problematica.
Questo scenario non può essere eluso da silenzi o minimizzazioni.
Richiede un’assunzione di responsabilità collettiva da parte di tutte le forze politiche, un superamento delle divisioni ideologiche e partitiche a favore di un fronte compatto nella difesa del territorio sardo.
La governatrice Alessandra Todde ha lanciato un appello vigoroso, invitando a un’azione unitaria e concreta.
Il messaggio che deve emergere con chiarezza è l’affermazione dell’identità sarda come terra di progresso e sviluppo.
L’evento dell’America’s Cup a Cagliari, con l’afflusso di investimenti e l’attenzione internazionale che ne deriva, ne è una prova tangibile.
La Sardegna non può e non deve essere relegata al ruolo di una periferia dimenticata, una “cayenna d’Italia”, un’appendice marginale priva di voce e di opportunità.
Questa percezione distorta va combattuta con determinazione, promuovendo politiche innovative e sostenibili che valorizzino le risorse naturali, culturali ed umane dell’isola.
La richiesta al Presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, di avviare un’informativa urgente all’assemblea sarda testimonia l’urgenza di un dibattito approfondito e trasparente.
È necessario chiedere conto a coloro che avevano sollevato dubbi e alimentato la narrativa dell’allarmismo, mettendo in discussione le posizioni del governo regionale.
L’apparente coerenza tra le dichiarazioni e le azioni del governo centrale, pur essendo un dato positivo, non può lenire la gravità della situazione che si è venuta a creare.
L’invito finale, quasi un monito, rivolto a coloro che sembrano operare in un contesto diverso, distaccato dalla realtà sarda, è un appello a ritornare con i piedi per terra, a confrontarsi con le sfide e le opportunità che l’isola offre.
La Sardegna non è un pianeta alieno, ma un territorio complesso e ricco di potenzialità, che merita di essere ascoltata e valorizzata.
La sua voce, forte e unita, deve risuonare con chiarezza nel panorama nazionale e internazionale.

