Il bilancio provvisorio degli infortuni sul lavoro in Sardegna, relativo ai primi undici mesi del 2025, dipinge un quadro allarmante: 11.290 denunce, un numero che, al di là della sua entità, cela dietro di sé 27 vite spezzate.
Un dato che non può essere ridotto a mera statistica, ma che evoca il dolore profondo di famiglie devastate, comunità segnate e un tessuto sociale lacerato.
La perdita di una vita umana in ambito lavorativo rappresenta una frattura incolmabile, una ferita aperta che richiede un’azione urgente e coordinata.
L’incremento drammatico dei decessi nel tragitto casa-lavoro – ben otto, contro i quattro del 2024 – è un campanello d’allarme che non può essere ignorato.
Questo dato, particolarmente grave, suggerisce una convergenza di fattori di rischio che vanno analizzati con attenzione e competenza.
Orari di lavoro eccessivi, che compromettono il riposo e la concentrazione, infrastrutture viarie inadeguate, carenza di trasporto pubblico efficiente nelle zone più remote e, non ultimo, la pressione economica che spinge i lavoratori ad accettare condizioni lavorative spesso precarie e pericolose, concorrono a creare un contesto altamente vulnerabile.
L’analisi dell’Inail indica che il settore industria e servizi è quello che ha registrato il maggior numero di infortuni e decessi (8.475 denunce e 22 vittime), evidenziando la necessità di un’analisi approfondita delle dinamiche e dei rischi specifici che caratterizzano questi ambienti lavorativi.
Anche i settori delle costruzioni (833 infortuni, 3 decessi) e del trasporto e magazzinaggio (497 infortuni, 3 decessi) richiedono interventi mirati e strategie di prevenzione personalizzate.
La distribuzione geografica dei decessi, con la provincia di Sassari in testa (10 vittime) seguita da Cagliari (5), sottolinea la necessità di un approccio regionale differenziato, che tenga conto delle peculiarità territoriali e delle caratteristiche socio-economiche dei diversi distretti.
La segretaria generale della Uil Sardegna, Fulvia Murru, sottolinea con forza che il semplice aumento delle risorse finanziarie per la prevenzione non è sufficiente.
È necessario un cambio di paradigma, un approccio sistemico che coinvolga tutti gli attori in campo.
La Uil Sardegna propone l’istituzione di un tavolo permanente regionale sulla sicurezza sul lavoro, un luogo di confronto e di collaborazione tra sindacati, Regione, Inail, Ispettorato del Lavoro e associazioni datoriali.
Questo tavolo dovrebbe avere il compito di elaborare e attuare un piano d’azione strategico, che integri misure di prevenzione, formazione, controllo e sanzione, con l’obiettivo di ridurre drasticamente il numero di infortuni e decessi sul lavoro.
L’impegno deve tradursi in un reale investimento in sicurezza, non solo in termini economici, ma soprattutto in termini di cultura del lavoro, promuovendo la consapevolezza dei rischi, la responsabilità individuale e collettiva, e il rispetto della dignità umana.
La sicurezza non è un costo, ma un investimento nel futuro.

