Il panorama zootecnico sardo si apre a nuove prospettive grazie a una decisione strategica che rimuove le limitazioni alla movimentazione dei capi bovini affetti da dermatite bovina (Varicella bovina).
La recente approvazione, ottenuta sia a livello comunitario dall’Unione Europea che dal Ministero della Salute italiano, segna un punto di svolta per l’allevamento sardo, consentendo la libera circolazione dei capi su tutto il territorio nazionale.
La comunicazione ufficiale, trasmessa dal Direttore Generale del Dipartimento di Salute Animale, Giovanni Filippini, rappresenta il culmine di un’attenta e rigorosa valutazione epidemiologica.
La decisione non è stata presa alla leggera, ma è il frutto di un’analisi approfondita che ha preso in considerazione diversi fattori cruciali.
In primo luogo, è stata esaminata l’attuale situazione epidemiologica dell’isola, che mostra segni di stabilizzazione grazie all’implementazione di misure di controllo e prevenzione.
Un elemento determinante è stata la significativa copertura vaccinale raggiunta nel bestiame sardo.
La vaccinazione di massa, implementata in tempi rapidi e con la collaborazione degli allevatori, ha contribuito a ridurre la diffusione del virus e a mitigare la gravità della malattia.
Questo successo testimonia l’importanza di un approccio proattivo nella gestione delle malattie animali e del coinvolgimento attivo degli operatori del settore.
Il parere favorevole del Cesme (Centro Senso Malattie Emergenti), l’ente specializzato nel monitoraggio della dermatite bovina, ha fornito ulteriore supporto alla decisione.
Il Cesme, grazie alla sua esperienza e alle sue competenze, ha potuto confermare i progressi compiuti nella gestione della malattia e la validità delle misure adottate.
La comparsa del virus, risalente al giugno scorso in un allevamento situato nel Nuorese, aveva inizialmente scatenato preoccupazione e l’imposizione di restrizioni per limitare la diffusione.
La dermatite bovina, causata da un ortopokovirus, è una malattia contagiosa che provoca lesioni cutanee e febbre nei bovini, con possibili ripercussioni sulla produzione di latte e carne.
Questa svolta normativa non solo facilita la movimentazione del bestiame, agevolando gli scambi commerciali e la ricostituzione di mandrie, ma anche segna un momento di fiducia nel sistema di controllo e prevenzione delle malattie animali in Sardegna.
Il futuro dell’allevamento sardo si prospetta più dinamico e aperto, grazie a questa decisione che bilancia la necessità di tutelare la salute animale con l’importanza di sostenere l’economia locale.
Si auspica che questa esperienza possa servire da modello per la gestione di future emergenze sanitarie nel settore zootecnico italiano.






