Sciopero a Oristano: infermieri e ostetriche protestano per fondi iniqui

La vertenza in corso tra il personale delle professioni sanitarie della Asl di Oristano e la direzione aziendale si è materializzata oggi in uno sciopero significativo, espressione di un profondo dissenso verso una ripartizione ritenuta profondamente iniqua dei fondi destinati alle aree disagiate.
La decisione contestata prevede l’allocazione dell’85% di tale fondo alla dirigenza medica, lasciando una porzione residuale, il 15%, da condividere tra infermieri, ostetriche e gli altri professionisti del comparto.

Secondo i rappresentanti sindacali di Nursing Up, la gestione di questi fondi dovrebbe essere frutto di una negoziazione collettiva, un processo collaborativo che coinvolga attivamente sia la dirigenza medica che le organizzazioni sindacali dei professionisti sanitari.

L’esperienza vissuta, però, ha svelato una dinamica differente: una convocazione tardiva, quasi una formalità, in cui si chiedeva semplicemente l’assenso a decisioni già prese, relegando il personale delle professioni sanitarie a un ruolo di mero esecutore.

Questa gestione unilaterale non solo costituisce una palese violazione dei principi di contrattazione collettiva, ma incide negativamente sulla situazione economica del comparto.

La ridotta quota disponibile per infermieri, ostetriche e altri professionisti si traduce in una significativa perdita di opportunità di crescita professionale e di avanzamento di carriera, alimentando un senso di frustrazione e demotivazione all’interno del personale.

Oltre alle conseguenze dirette sull’aspetto economico, la situazione solleva interrogativi sulla dignità professionale e sulla percezione dell’immagine del lavoro svolto.

La sensazione di essere considerati di secondo piano, di ricevere “le briciole” dopo che le decisioni cruciali sono state prese altrove, crea un clima di svalutazione e disconnessione.

Le accuse rivolte alla direzione aziendale si concentrano sulla mancanza di trasparenza e sulla predeterminazione delle scelte.
L’impressione è che i fondi siano già stati assegnati e i destinatari individuati prima ancora di coinvolgere i rappresentanti del personale, trasformando il processo decisionale in una mera operazione di facciata.

La protesta sindacale è quindi un chiaro segnale di rifiuto di accettare una condizione percepita come ingiusta e lesiva dei diritti professionali.

L’obiettivo è rivendicare un ruolo attivo e paritario nella definizione delle politiche sanitarie e nella distribuzione delle risorse, in un’ottica di equità, trasparenza e rispetto del contributo fondamentale apportato dalle professioni sanitarie al sistema di cura.

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