A Silanus, la quiete apparente di un piccolo centro del Nuoro è stata squarciata da una spirale di violenza e illegalità, culminata in una serie di denunce che coinvolgono quattro individui e gettano luce su una situazione di crescente preoccupazione per le forze dell’ordine.
Le indagini, avviate in seguito a una serie di eventi disturbanti verificatisi nel periodo festivo, hanno portato i Carabinieri della Compagnia di Macomer e della locale Stazione a individuare e segnalare all’autorità giudiziaria soggetti in possesso di armi, munizioni ed esplosivi.
La vicenda non è un episodio isolato, ma l’apice di un’escalation che aveva già visto l’arresto di un individuo per detenzione di stupefacenti (marijuana) e la scoperta di un arsenale inquietante, comprendente ben sei mine antiuomo – un ritrovamento che solleva interrogativi sulla provenienza e la potenziale pericolosità di tali ordigni.
L’episodio più eclatante aveva visto il danneggiamento dell’arco in trachite, opera del celebre scultore Pinuccio Sciola, un simbolo culturale del paese, colpito da un’esplosione che ne ha deturpato la bellezza e la sua valenza artistica.
A questo si aggiungono gli atti vandalici che hanno insanguinato il centro storico, e i gravi scontri con le forze dell’ordine, con due pattuglie composte da carabinieri e poliziotti aggredite.
Le denunce recenti rivelano una frammentaria, ma preoccupante, mappa della disponibilità di armi in mano a persone che non dovrebbero averne il possesso.
Il primo, un giovane di 28 anni, è stato trovato in carico di sei botti illegali e una quantità significativa di polvere pirica – un elemento chimico perfettamente compatibile con quello utilizzato per gli atti vandalici che hanno colpito il centro storico.
La presenza di polvere pirica suggerisce una conoscenza rudimentale, ma potenzialmente pericolosa, di tecniche per la fabbricazione di ordigni esplosivi improvvisati.
Un secondo individuo, ventunenne, è accusato di detenzione abusiva di una cartuccia compatibile con il mitico fucile d’assalto AK47, un’arma simbolo di conflitti e instabilità a livello globale.
La reperibilità di tale tipo di munizioni in un contesto locale destina ad amplificare il livello di allarme.
Il terzo, un uomo di 59 anni, è accusato di possedere un fucile ad avancarica con canne mozzate, un’alterazione che ne compromette la funzionalità e ne rende l’utilizzo illegale.
Infine, un giovane di 22 anni è stato trovato in possesso di una fiocina e due fucili da pesca subacquea, armi che, seppur destinate ad attività specifiche, possono essere facilmente utilizzate in modo improprio e pericoloso.
Queste indagini non solo smascherano un quadro di illegalità diffusa, ma sollevano interrogativi più ampi sulla sicurezza del territorio, sulla possibile esistenza di dinamiche criminali sottostanti e sulla necessità di rafforzare i controlli e la prevenzione in un contesto sociale che appare fragile e vulnerabile.
L’azione delle forze dell’ordine, in questo frangente, assume un ruolo cruciale per ristabilire la legalità e garantire la sicurezza dei cittadini.

