Un viaggio onirico e malinconico attraverso la Sardegna, un’isola crocevia di destini e identità, è il cuore pulsante di “Làstima”, il nuovo film di Mario Piredda.
Più che un semplice road-movie, si tratta di un’immersione profonda nell’anima di un territorio antico e complesso, un’esplorazione delle sue periferie, non solo geografiche ma anche sociali e culturali, che si dipana lungo le strade della 131, dalle zone industriali di Cagliari alle vie di accesso a Sassari, passando per paesaggi aridi e stazioni ferroviarie silenziose.
Dopo il successo de “L’Agnello” e il riconoscimento ottenuto con “A casa mia”, Piredda firma un’opera di coproduzione italo-coreana (Articolture e Dok Mobile) che pone al centro due figure femminili, straniere in un contesto apparentemente marginale, ma portatrici di una profonda umanità universale.
Olimpia Melinte, interprete intensa e drammatica, dà vita a Vera, una donna romena sulla quarantina, catapultata in una nuova realtà lavorativa e costretta a guidare attraverso l’isola Kali, una giovane ragazza nigeriana interpretata dalla rivelazione Cynthia Atekia, attrice non professionista la cui presenza sullo schermo porta con sé una freschezza e un’autenticità disarmanti.
Il viaggio di Vera e Kali diventa metafora del percorso di riscoperta interiore e di confronto con l’alterità.
Le immagini, filtrate attraverso lo sguardo estraneo, rivelano una Sardegna diversa da quella patinata delle cartoline turistiche: una Sardegna segnata dalle ferite del lavoro precario, dall’emarginazione sociale e dalla necessità di un dialogo interculturale autentico.
Serdiana, Nuraminis, Samatzai, Porto Torres, Elmas e Assemini diventano scenari di un’odissea contemporanea, dove le protagoniste si confrontano con la durezza della vita e la bellezza inaspettata di un paesaggio aspro e affascinante.
Il cast, arricchito da figure emblematiche come Nora Stassi, Tiberiu Cosmin Stavar, Fulvio Accogli e Sabrina Efionay, e dai volti nuovi di Raffaele Puglia e Sandro Ullasci, contribuisce a creare un mosaico di umanità frammentata eppure connessa.
Sorin, interpretato da Stavar, incarna lo spettro dell’esclusione, mentre Accogli e Efionay portano con sé la gravità di esperienze vissute.
“Làstima” non è solo un racconto di viaggio, ma un atto politico e poetico.
Piredda utilizza la macchina da presa per interrogare le identità, smantellare i pregiudizi e celebrare la resilienza di chi vive ai margini.
Attraverso lo sguardo degli “estranzos”, dei non-autoctoni, si rivelano le crepe e le potenzialità di una Sardegna in trasformazione, un’isola chiamata a confrontarsi con il suo passato e ad abbracciare un futuro di apertura e inclusione.
Il titolo, “Làstima”, parola sarda che evoca tristezza e compassione, racchiude l’essenza di un film che invita alla riflessione e all’empatia.

