Questa mattina, sotto le austere facciate del Palazzo del Consiglio Regionale, una folla di circa duecento persone ha espresso con forza la propria protesta: farmacisti collaboratori sardi, una forza lavoro di circa duemila persone sull’isola, si ergono contro il blocco del rinnovo contrattuale e l’imposizione unilaterale di condizioni da parte di Federfarma.
L’azione, supportata dai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, non è una semplice rivendicazione salariale, ma un grido di riconoscimento del valore e delle crescenti responsabilità di una figura professionale cruciale per il sistema sanitario regionale.
La proposta di aumento, appena 180 euro rispetto ai 360 richiesti dai sindacati e agli esigui 80 offerti tre anni fa, appare come un insulto alla professionalità e all’impegno profuso quotidianamente.
La disparità è drammatica: un farmacista collaboratore, con la sua preparazione, le sue competenze e le sue crescenti mansioni, spesso percepisce uno stipendio inferiore a quello di un commesso di supermercato.
Si tratta di un dato allarmante che evidenzia una profonda dequalificazione del lavoro in ambito farmaceutico.
“Il nostro contratto è diventato un anacronismo,” afferma Roberto Antonio Falco, farmacista collaboratore di Tratalias, la cui testimonianza incarna le difficoltà economiche e familiari che molti colleghi affrontano.
La retribuzione, che oscilla tra i 1.350 e i 1.450 euro mensili per le 40 ore lavorative, si rivela insufficiente per garantire una vita dignitosa, soprattutto per chi, come Falco, ha una famiglia da mantenere.
La protesta non si limita alla richiesta di un aumento salariale.
I farmacisti collaboratori rivendicano un riconoscimento formale delle loro responsabilità, che si sono ampliate in modo significativo negli ultimi anni.
La loro figura è diventata sempre più complessa, assumendo compiti che vanno dalla dispensazione dei farmaci alla gestione di servizi di assistenza al paziente, dalla partecipazione a campagne di screening alla somministrazione di vaccini.
Si tratta di un ruolo sempre più centrale nel sistema sanitario, che richiede competenze specialistiche e una dedizione costante.
Una delegazione di manifestanti è stata ricevuta dal Presidente del Consiglio Regionale Piero Comandini e dai capigruppo, sottolineando la necessità di un intervento a livello nazionale, ma anche l’importanza del ruolo della Regione.
Francesco Agus, capogruppo Progressisti, evidenzia come la vertenza contrattuale sia di natura nazionale, ma come la Regione Sardegna abbia un ruolo cruciale da svolgere, considerando i numerosi accordi stipulati negli anni con Federfarma per la distribuzione di farmaci, le vaccinazioni e altre attività.
Agus pone inoltre l’attenzione su una problematica sistemica: la carenza strutturale di medicina generale nel territorio, che si traduce in un aumento del carico di lavoro per i farmacisti e, in ultima analisi, si scarica sui lavoratori.
La soluzione, secondo Agus, passa attraverso un intervento mirato da parte della Regione, che possa alleggerire il carico di lavoro dei farmacisti e garantire una migliore assistenza ai pazienti.
La protesta dei farmacisti collaboratori non è solo una battaglia per un contratto più giusto, ma è un campanello d’allarme per l’intero sistema sanitario regionale, che rischia di perdere una risorsa preziosa a causa di condizioni di lavoro insostenibili.
È un appello alla responsabilità delle istituzioni e delle organizzazioni datoriali, affinché riconoscano il valore del lavoro farmaceutico e garantiscano ai professionisti le condizioni per continuare a offrire un servizio essenziale alla comunità.







