La recente revoca formale delle restrizioni alla movimentazione del bestiame, disposta dalla Regione Sardegna, non rappresenta un effettivo sollievo per il comparto zootecnico dell’Isola, ma piuttosto un gesto simbolico che non incide sulle reali difficoltà operative delle aziende.
Questa è la ferma posizione di Confagricoltura Sardegna, espressa dal presidente Stefano Taras e dal direttore Giambattista Monne, in risposta alla determinazione regionale del 3 dicembre 2025, che ha abrogato la Zona di Ulteriore Restrizione (Zur).
Il provvedimento, pur apparendo positivo a prima vista, non altera in modo significativo il quadro complessivo.
L’intera Sardegna permane infatti classificata come zona di vaccinazione II, una condizione che impone restrizioni sanitarie e commerciali, relegando l’Isola in una sorta di isolamento.
Si tratta di una gestione emergenziale percepita come sbilanciata, che scarica un fardello economico eccessivo sulle spalle degli allevatori, senza offrire prospettive di soluzione concrete né una chiara tabella di marcia per il ritorno alla normalità.
La situazione è aggravata dal fatto che un numero limitato di aziende, che manifestano resistenza alla profilassi vaccinale, continuano a condizionare negativamente l’intero settore.
Questa dinamica crea una frattura all’interno della comunità zootecnica e penalizza le aziende che, con responsabilità e nel rispetto delle normative, hanno investito tempo e risorse per superare l’emergenza nel modo più rapido e sicuro possibile.
Confagricoltura Sardegna ritiene inaccettabile che il destino di un intero comparto economico sia legato alle scelte di una minoranza e sollecita la Regione a dimostrare maggiore determinazione nell’affrontare la situazione.
È fondamentale che l’amministrazione regionale assuma decisioni chiare e responsabilizzanti, abbandonando un approccio dilatorio che rischia di paralizzare il settore e causare danni economici irreparabili.
L’organizzazione agricola chiede con urgenza un cambio di passo: misure coercitive, seppur delicate e mirate, nei confronti di chi rifiuta la vaccinazione, al fine di garantire l’equità e la sicurezza del sistema; una tutela concreta per le aziende che si sono dimostrate virtuose, attraverso l’agevolazione delle movimentazioni e compensazioni economiche adeguate a ristabilire un equilibrio; una definizione precisa e verificabile dei tempi necessari per l’uscita definitiva dalla zona di vaccinazione II; un confronto immediato e costruttivo con il Ministero della Salute e con le istituzioni europee, per scongiurare ulteriori penalizzazioni per l’Isola.
L’obiettivo primario deve essere quello di proteggere la competitività del settore zootecnico sardo, preservando la sua reputazione di produttore di carne di alta qualità, e di garantire un futuro sostenibile per migliaia di allevatori che rappresentano un pilastro fondamentale dell’economia insulare.

