Sciopero Generale: Contestazione Radicale per Giustizia Sociale e Solidarietà

Il 28 novembre si configura come una giornata di profonda contestazione sociale, animata da uno sciopero generale indetto dalle organizzazioni Cobas e dall’ampio panorama del sindacalismo di base.

Questa mobilitazione non si limita a una mera opposizione alla manovra governativa in atto, ma si traduce in una critica radicale del modello economico-sociale prevalente, delineando una visione alternativa improntata alla giustizia sociale e alla solidarietà internazionale.
Il cuore della protesta risiede nella rivendicazione di investimenti massicci e strategici in settori cruciali per il benessere collettivo: istruzione, sanità e mobilità.
L’obiettivo è rovesciare le attuali priorità, sottrarre risorse a spese militari considerate non prioritarie e reindirizzarle verso il potenziamento dei servizi pubblici essenziali.

La stabilizzazione del personale precario, in particolare quello impiegato con contratti a termine all’interno della pubblica amministrazione, rappresenta un altro punto focale, così come il riconoscimento e la valorizzazione del lavoro attraverso aumenti salariali significativi, volti a compensare la perdita di potere d’acquisto accumulata negli ultimi due decenni.

Le rivendicazioni si estendono al sistema pensionistico, chiedendo un adeguamento all’inflazione e una valorizzazione dell’ultimo stipendio percepito, al fine di garantire un tenore di vita dignitoso per i pensionati.
Parallelamente, si sollecita una riduzione dell’orario di lavoro, con l’introduzione di un salario minimo legale, misura volta a contrastare la povertà e a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori più vulnerabili.

La solidarietà internazionale permea la protesta, con una ferma condanna del sostegno militare fornito allo Stato di Israele, in segno di vicinanza alla lotta del popolo palestinese, richiamando l’attenzione su temi di giustizia globale e diritti umani fondamentali.
Lo sciopero si pone anche come risposta alle politiche economiche e fiscali dettate dalle logiche finanziarie, che favoriscono il trasferimento di risorse dalle spese sociali agli armamenti, alimentando disuguaglianze e compromettendo il futuro del paese.
La protesta si oppone con forza alla privatizzazione di settori strategici come l’energia, le telecomunicazioni, il trasporto pubblico, la sanità e l’istruzione, ritenendo che tali scelte siano lesive del diritto alla salute, all’istruzione e alla mobilità per tutti i cittadini.
La mobilitazione abbraccia un’ampia gamma di problematiche sociali, denunciando la violenza di genere, i divari salariali, le restrizioni imposte dal ddl Sicurezza e l’implementazione dell’Autonomia Differenziata, percepita come un fattore di acuirsi delle disparità regionali.

Le manifestazioni, programmate in diverse città d’Italia, vedranno Cagliari come punto di partenza, con un appuntamento fissato in Piazza del Carmine alle ore 9:30, invitando lavoratori e cittadini a partecipare attivamente in questo momento cruciale per il futuro del paese, rivendicando un modello di sviluppo più equo, sostenibile e socialmente responsabile.

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