L’autunno sardo si tinge di apprensione e mobilitazione.
Nel cuore del Sulcis-Iglesiente, un territorio segnato da una complessa eredità industriale, i sindacati metalmeccanici annunciano una nuova ondata di proteste, un segnale tangibile delle profonde incertezze che gravano sul futuro di centinaia di lavoratori e sull’economia locale.
L’appuntamento cruciale è fissato per il 20 ottobre 2025, con l’Attivo Industria Metalmeccanici a Portoscuso, un momento di confronto che mira a coinvolgere attivamente le istituzioni regionali e provinciali, i sindaci del territorio e i rappresentanti del MIMIT.
Questo evento non è un semplice aggiornamento, ma un preludio a un’azione di pressione più ampia.
I sindacati, Fiom, Fsm e Uilm Territoriale, denunciano l’urgenza di un cambio di passo radicale nella politica industriale regionale e di decisioni concrete da parte del MIMIT, in grado di garantire la sopravvivenza di un tessuto produttivo strategico a livello nazionale.
Le vertenze all’origine della protesta sono molteplici e interconnesse, ciascuna portatrice di specifiche criticità.
La situazione di Sider Alloys, ad esempio, è caratterizzata da una profonda incertezza sul futuro della produzione di alluminio, con la pressante necessità di una discontinuità rispetto all’attuale proprietà, un cambiamento che si è ripetutamente invocato in diverse sedi istituzionali.
L’azienda necessita di chiarezza sulle richieste di finanziamento, spesso percepite come fonte di ulteriori danni anziché di effettivo supporto.
Per gli appalti Enel e Portovesme srl, lo spettro di una “debacle” incombe, alimentato dalla costante dipendenza dagli ammortizzatori sociali e dalla mancanza di un solido piano di rilancio industriale.
La persistenza di queste condizioni rischia di innescare procedure di licenziamento collettivo, un evento traumatico per i lavoratori e per l’intera comunità.
La vicenda Glencore aggiunge un ulteriore elemento di confusione e frustrazione, con dichiarazioni contrastanti da parte dell’azienda e dei ministeri che generano smarrimento tra i lavoratori.
L’incertezza sul futuro della centrale elettrica, inoltre, crea un clima di precarietà senza precedenti, mentre la scadenza della mobilità in deroga rappresenta un’urgente priorità per oltre 300 lavoratori.
La mobilitazione non è quindi solo una risposta alle attuali difficoltà, ma anche una richiesta di lungimiranza e responsabilità.
Si chiede una visione strategica che superi gli interessi di breve termine, un impegno concreto per la transizione verso un’economia più sostenibile e inclusiva, e una politica industriale che valorizzi il potenziale del Sulcis-Iglesiente, trasformando le sfide in opportunità di crescita e sviluppo.
La regione e il governo centrale sono chiamati a fornire risposte concrete, non promesse vuote, per garantire un futuro dignitoso ai lavoratori e a un territorio che ha tanto da offrire.

