Sulcis, resistenza in quota: i lavoratori Euroallumina chiedono aiuto.

La resistenza si erge, ostinata, al cielo del Sulcis.
Sette notti trascorse a guardia del silo, a quarant’anni di altezza, e un settimo giorno di una battaglia coraggiosa intrapresa dai lavoratori dell’Euroallumina di Portovesme.

La loro voce, un grido di speranza e di frustrazione, si rivolge al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, sollecitando risposte concrete in vista della riunione fissata per il 10 dicembre.
Non si tratta, per loro, di un mero aggiornamento burocratico, ma di un momento decisivo che potrebbe segnare la svolta in una situazione divenuta insostenibile.

La stanchezza è palpabile, ma la resilienza è ancora più forte.

Enrico Pulisci, portavoce della Rsa dell’Euroallumina, esprime con amarezza la percezione di un’ingiustizia strutturale.
La disparità di trattamento tra le consociate di Rusal in Europa e quelle italiane, queste ultime gravate da sanzioni economiche, appare come una contraddizione inaccettabile.
Il “prima gli italiani” si rivela, a loro avviso, un motto privo di significato concreto quando la sopravvivenza di un intero territorio e la dignità di centinaia di lavoratori vengono messe a repentaglio.
La richiesta è chiara e perentoria: fondi immediati per garantire la sopravvivenza dello stabilimento, o, in alternativa, la revoca delle sanzioni e l’apertura a una prospettiva di rilancio produttivo.

La posta in gioco è di portata significativa: 300 milioni di euro di investimenti potenziali e 1.500 buste paga, un tessuto socio-economico fragile che rischia di dissolversi.
Il presidio in quota, oltre ad essere una forma di protesta, rappresenta un atto di orgoglio e un simbolo della determinazione di una comunità che rifiuta di arrendersi al destino di marginalità e disoccupazione.

La lotta è complessa, le incertezze numerose, ma la speranza di un futuro più giusto e prospero alimenta la loro resistenza, proiettando le loro voci verso l’alto, verso le istituzioni, verso chi detiene il potere di cambiare il loro destino.
Il silenzio, ora, sarebbe una resa.

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