L’assemblea legislativa regionale si appresta a scrutinare la legge di stabilità per l’esercizio finanziario, un provvedimento di ingenti dimensioni, elevato a 11,6 miliardi di euro, con gran parte delle disposizioni già definite e sostanzialmente immodificabili.
Mentre la giunta e la maggioranza politica tentano di raggiungere un compromesso sull’adeguamento del fondo unico destinato agli enti locali, un tema cruciale per l’autonomia e la gestione territoriale, l’aula consiliare ha avviato la discussione generale.
Le relazioni introduttive, presentate rispettivamente da Antonio Solinas (M5s), presidente della terza commissione, e da Fausto Piga, vice capogruppo di Fratelli d’Italia, hanno delineato le rispettive posizioni.
Il Presidente dell’Assemblea, Piero Comandini, ha comunicato l’agenda dei lavori, prevedendo una prosecuzione intensa che comprenderà interventi dei capigruppo e una finestra dedicata alla presentazione di emendamenti.
L’opposizione di centrodestra ha preannunciato una pioggia di modifiche proposte, un segnale tipico del processo legislativo che, pur generando un vivace dibattito, è essenziale per consentire a tutte le forze politiche di esprimere le proprie istanze e rivendicazioni.
L’assessore al Bilancio, Giuseppe Meloni, ha riconosciuto la prevedibilità di questa dinamica, sottolineando la necessità di trovare un terreno di convergenza per evitare un secondo mese di esercizio provvisorio, una situazione che comporterebbe incertezza e potenziali ritardi nell’attuazione delle politiche pubbliche.
Tuttavia, le speranze di Meloni si scontrano con le critiche provenienti dal centrodestra.
Fausto Piga ha definito la legge di stabilità come “tecnica” piuttosto che “politica”, lamentando l’assenza di misure significative e di iniziative di ampio respiro, quelle che caratterizzano l’azione di governo e lasciano un’impronta duratura nel tempo.
La sua osservazione sottolinea la volontà di un’azione politica più incisiva e di un impegno più forte per la crescita e lo sviluppo della regione.
Il fulcro della discussione, e il nodo cruciale da sciogliere, ruota attorno ai cento milioni destinati all’incremento del fondo unico degli enti locali.
Questa voce di spesa rappresenta una priorità per l’amministrazione regionale e per le comunità territoriali, che rivendicano maggiori risorse per affrontare le sfide quotidiane e per realizzare progetti di sviluppo locale.
L’assessore Meloni ha tentato di contestualizzare il provvedimento, spiegando che il disegno di legge è stato elaborato in un contesto diverso, precedente alla definizione dell’accordo con lo Stato.
Si tratta, quindi, di una manovra finanziaria che riprende i contenuti della precedente, finalizzata a liberare il bilancio regionale per consentire una spesa iniziale immediata, evitando i ritardi legati all’esercizio provvisorio.
La vera programmazione triennale, con l’impiego delle risorse più significative, sarà oggetto di una successiva variazione di bilancio prevista per febbraio-marzo.
In definitiva, il processo legislativo in corso rappresenta un momento cruciale per il futuro della regione, un’occasione per definire le priorità di investimento, per rafforzare l’autonomia degli enti locali e per affrontare le sfide economiche e sociali che attendono la comunità sarda.
La capacità di trovare un compromesso costruttivo, superando le divergenze politiche e mettendo al centro l’interesse generale, sarà determinante per garantire un futuro di crescita e prosperità per la regione.








