La Commissione Speciale incaricata della revisione statutaria e delle relative norme di attuazione dello Statuto regionale è giunta a un’ulteriore fase di lavoro, proseguendo le audizioni presso la sede del Consiglio regionale.
L’incontro, divenuto un appuntamento settimanale, ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle formazioni politiche che, pur non avendo ottenuto una rappresentanza diretta in Consiglio, hanno contribuito significativamente al dibattito politico con il loro voto.
Si sono espressi Franciscu Sedda (A Innantis), Mario Arca (Demos), Mario Natalino Bulla (Fortza Paris) ed Enrico Lai (Rifondazione Comunista), ognuno portando prospettive e priorità derivanti da un elettorato che ricerca un rinnovamento profondo delle dinamiche istituzionali e delle politiche regionali.
Il filo conduttore delle diverse posizioni è l’urgente necessità di una riforma strutturale, non limitata a semplici aggiustamenti, ma capace di rispondere alle mutate esigenze della società sarda.
Mario Arca, esponente di Demos, ha sottolineato l’importanza di un approccio intergenerazionale, evidenziando come la frammentazione demografica, con un numero crescente di giovani sardi che vivono fuori dall’Isola, richieda un coinvolgimento attivo anche di questi nella definizione del futuro statutario.
Un modello di consultazione popolare, magari potenziato da strumenti digitali, si presenta come un banco di prova per garantire una maggiore legittimazione del processo decisionale e una rappresentazione più fedele delle diverse sensibilità presenti nel territorio.
In merito alla legge elettorale, Arca ha espresso una cautela argomentata, ritenendo che l’adozione di un nuovo sistema di voto debba essere subordinata alla definizione chiara della forma di governo regionale, per evitare soluzioni inefficienti o addirittura controproducenti.
Un adeguamento del numero dei consiglieri, volto a riequilibrare le rappresentanze territoriali, è un altro punto su cui Demos intende insistere, insieme all’opposizione all’introduzione del ballottaggio, percepito come un fattore di accentramento del potere nelle mani del Presidente.
Franciscu Sedda, di A Innantis, ha richiamato l’attenzione sulla possibilità di intervenire attivamente anche nella revisione del testo statutario, al di là del lavoro commissionale, sottolineando come i tempi stringano ma non rendano improrogabile un’azione decisa.
A Innantis pone particolare enfasi sulla necessità di recuperare il ritardo accumulato su temi cruciali come la gestione delle risorse fiscali, la valorizzazione della lingua sarda, il miglioramento del sistema educativo e il rafforzamento delle rappresentanze sindacali.
In linea con la volontà di ampliare la partecipazione democratica, Sedda ha espresso una preferenza per un sistema proporzionale puro, in grado di garantire la massima rappresentatività e di valorizzare la voce dei sardi residenti fuori dall’Isola, spesso marginalizzati nei processi decisionali.
Enrico Lai, esponente di Rifondazione Comunista, ha introdotto una prospettiva inedita nel dibattito, focalizzandosi sul tema della pace e della sicurezza.
La Sardegna, per la sua posizione strategica, rappresenta un obiettivo militare di particolare sensibilità, e questo aspetto deve essere attentamente considerato nella definizione del nuovo Statuto.
Lai ha inoltre ribadito l’importanza di salvaguardare i servizi pubblici essenziali, come l’istruzione e la sanità, settori oggi sottoposti a forti pressioni e a rischio di privatizzazione.
Un apprezzamento positivo è stato espresso per le politiche della Giunta Todde in materia di energia e di gestione pubblica delle risorse idriche, considerate esempi virtuosi di sviluppo sostenibile e di tutela del bene comune.
La discussione ha evidenziato, in definitiva, come la revisione dello Statuto rappresenti un’opportunità unica per definire una nuova visione per la Sardegna, che tenga conto delle sue specificità, delle sue aspirazioni e delle sue responsabilità verso il futuro.

