La città di Campobasso, avvolta in una mattinata fredda e punteggiata da una pioggerellina insistente, ha visto convergere una significativa presenza di cittadini in segno di solidarietà e protesta.
L’evento, coincidente con uno sciopero generale, ha visto un corteo pacifico, promosso da CGIL, USB e dal movimento 4 Settembre, esprimere profonda preoccupazione per l’interruzione della Global Flotilla da parte delle autorità israeliane.
Il corteo, un flusso umano variegato e determinato, ha preso avvio da Piazza Pepe poco dopo le dieci del mattino, snodandosi attraverso le arterie principali del centro storico fino a depositarsi di fronte al Palazzo di Città.
La partecipazione, a dispetto delle avverse condizioni meteorologiche, ha visto una mescolanza eterogenea di persone: studenti con lo sguardo acceso, lavoratori che rivendicano giustizia, pensionati che non rinunciano alla cittadinanza attiva e numerosi esponenti politici provenienti da Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e altre realtà della sinistra italiana.
Un imponente striscione con la scritta “Free Palestine” ha guidato il corteo, seguito da un mare di bandiere palestinesi, simboli universali di pace e vessilli sindacali.
Innumerevoli cartelli e slogan, frutto di un’attenta riflessione e di una profonda indignazione, hanno espresso un chiaro messaggio di sostegno alla Global Flotilla e di severa condanna delle azioni israeliane, considerate non solo una violazione del diritto internazionale ma anche un ostacolo alla ricerca di una soluzione pacifica nel conflitto israelo-palestinese.
La manifestazione, al di là della sua immediatezza, si configurava come un atto simbolico di resistenza e di apertura verso un dialogo più ampio.
I presenti, pur mantenendo una forte determinazione nel condannare le azioni del governo israeliano, hanno espresso un desiderio comune: quello di un futuro in cui la giustizia, l’equità e il rispetto dei diritti umani siano i pilastri fondamentali delle relazioni internazionali.
Il corteo di Campobasso, quindi, non è stato solo una protesta, ma una rivendicazione di valori universali e un appello a una coscienza globale capace di riconoscere la sofferenza altrui e di agire per alleviarla.
Il freddo e la pioggia non hanno scalfito la speranza di un futuro più giusto e pacifico per il popolo palestinese.

