La comunità di Campobasso è ancora scossa e in attesa di risposte chiare dopo la tragedia che ha spezzato la giovane vita di Sara Di Vita, quindicenne, e di sua madre, Antonella Di Vita.
Le autopsie, protrattesi per sette intense ore presso l’ospedale Cardarelli, si sono concluse nel tardo pomeriggio, rappresentando una fase cruciale nelle indagini volte a fare luce sulle cause di un decesso improvviso e in circostanze ancora avvolte nel mistero.
L’inchiesta, delegata alla procura della Repubblica, si concentra inizialmente sull’ipotesi di un’intossicazione alimentare, una possibilità che, se confermata, aprirebbe scenari allarmanti in termini di sicurezza alimentare e controllo della filiera.
Tuttavia, il procuratore Nicola D’Angelo, pur riconoscendo la rilevanza di questa pista investigativa, ha sottolineato con cautela che l’autopsia, per sua natura, non offre risposte immediate e definitive.
Si tratta di un’analisi complessa che richiede un’attenta disamina dei reperti biologici prelevati, un processo lungo e meticoloso che necessita di competenze specialistiche e strumentazioni avanzate.
I novanta giorni concessi dalla procura per l’espletamento di tutti gli accertamenti testimoniano la delicatezza dell’operazione e la necessità di evitare conclusioni affrettate.
Il tempo è un fattore determinante non solo per la ricerca della verità, ma anche per la gestione del dolore e dell’angoscia delle famiglie coinvolte e dell’intera comunità.
L’attesa, sebbene comprensibile, rischia di alimentare speculazioni e voci incontrollate, rendendo ancora più importante un approccio trasparente e basato su evidenze scientifiche.
L’indagine non si limiterà all’analisi dei reperti biologici.
Saranno approfondite le abitudini alimentari delle vittime nei giorni precedenti il decesso, le possibili fonti di approvvigionamento dei prodotti alimentari consumati, e le condizioni igienico-sanitarie dei luoghi in cui tali prodotti sono stati preparati e serviti.
La collaborazione con le autorità sanitarie locali, gli enti di controllo e le aziende del settore sarà fondamentale per ricostruire il percorso che ha portato a questa tragica conclusione.
La vicenda solleva interrogativi fondamentali sulla sicurezza alimentare, la responsabilità dei produttori e distributori, e la necessità di rafforzare i controlli lungo tutta la filiera.
Al di là dell’accertamento delle responsabilità individuali, è imperativo agire per prevenire il verificarsi di simili tragedie in futuro, garantendo ai cittadini un diritto fondamentale: quello di nutrirsi in sicurezza.
La ricerca della verità, in questo caso, non è solo una questione di giustizia, ma un atto di responsabilità verso la collettività.






