L’incremento demografico del cinghiale in Molise ha raggiunto proporzioni allarmanti, superando la soglia delle quaranta mila unità, un dato che solleva serie preoccupazioni non solo per il settore agricolo, ma per l’intera comunità regionale.
Questa situazione, lungi dall’essere un mero problema economico per le aziende agricole, si configura come una crescente emergenza di sicurezza pubblica, con implicazioni dirette sulla qualità della vita dei cittadini e sulla sostenibilità del territorio.
L’esplosione demografica di questa specie, favorita da un complesso intreccio di fattori ambientali e antropici, tra cui l’abbondanza di risorse alimentari, la frammentazione del paesaggio agrario e la diminuzione dei predatori naturali, ha generato danni ingenti alle coltivazioni, incrementato il rischio di incidenti stradali e alterato gli equilibri ecosistemici.
La presenza massiccia di cinghiali in aree urbanizzate, spesso a ridosso di centri abitati, testimonia la gravità del fenomeno e la necessità di interventi urgenti e strutturali.
Le misure di gestione attualmente in atto, come la caccia di selezione e il prelievo tramite selecontrollo, pur contribuendo a mitigare parzialmente la pressione numerica, si sono rivelate insufficienti a contenere l’espansione della popolazione di cinghiali.
La loro efficacia è infatti limitata dalla complessità del problema, che richiede un approccio integrato e multidisciplinare.
Grazie all’impegno costante di organizzazioni come Coldiretti, che ha portato avanti un’azione sindacale determinata e ha amplificato le voci dei sindaci locali, la Regione Molise sembra aver riconosciuto la necessità di un cambio di passo nella gestione della fauna selvatica.
La pressione esercitata dal territorio ha contribuito a stimolare una maggiore sensibilità da parte delle autorità regionali, che hanno iniziato a predisporre alcuni strumenti atti a contrastare il fenomeno.
Tuttavia, Coldiretti sottolinea con forza la necessità di un piano strategico quinquennale, autonomo da eventuali vincoli legati alla crisi della Peste suina africana, che definisca in modo chiaro obiettivi, azioni e risorse per la gestione e il contenimento della fauna selvatica.
Tale piano dovrebbe includere, tra l’altro, la valutazione di misure di controllo biologico, la promozione di una caccia selettiva più efficiente, l’implementazione di sistemi di monitoraggio della popolazione di cinghiali e la sensibilizzazione della comunità locale sull’importanza di una convivenza sostenibile con la fauna selvatica.
La soluzione del problema richiede un’azione concertata tra istituzioni, agricoltori, cacciatori e cittadini, al fine di garantire la sicurezza, la prosperità economica e la tutela del patrimonio ambientale del Molise.

