Nanoplastiche e salute: studio innovativo dell’Università del Molise

L’emergenza globale dell’inquinamento da microplastiche e nanoplastiche ha portato a un’intensificazione degli sforzi scientifici per valutarne l’impatto sulla salute umana.

Un team di ricercatori del Dipartimento di Agricoltura, Ambiente e Alimentazione dell’Università del Molise, guidato dall’assegnista di ricerca Cristina Di Fiore e dal docente Pasquale Avino, ha pubblicato su *Nature Health* uno studio innovativo che sonda le intricate interazioni tra queste particelle e il sistema digestivo umano.

La ricerca non si limita a documentare la presenza di micro- e nanoplastiche nella dieta, ma si concentra sulla cruciale fase dell’assorbimento intestinale, esplorando la capacità di queste sostanze di superare le complesse barriere biologiche che proteggono l’organismo.
Lo studio si distingue per l’attenzione rivolta alle proprietà fisico-chimiche delle nanoplastiche – dimensione, forma, carica superficiale, composizione chimica – e come queste determinino il loro comportamento nell’ambiente intestinale.
Si è evidenziato, ad esempio, come la dimensione ridotta delle nanoplastiche e la loro capacità di interagire con i lipidi possano favorire il loro passaggio attraverso lo strato di muco, una barriera protettiva costituita da glicoproteine e mucine che riveste l’epitelio intestinale.
Questo passaggio, a sua volta, può esporre le cellule intestinali a un contatto diretto con le particelle, innescando potenzialmente una serie di risposte cellulari, che vanno dall’infiammazione a possibili alterazioni metaboliche.

L’approfondimento delle dinamiche di interazione tra nanoplastiche e l’epitelio intestinale apre prospettive significative per comprendere meglio i meccanismi attraverso cui queste sostanze possono influenzare la salute umana.
Si ipotizza, ad esempio, che le nanoplastiche possano alterare la permeabilità intestinale, favorendo il passaggio di molecole nocive nel flusso sanguigno o interferendo con l’assorbimento di nutrienti essenziali.

Nonostante i progressi compiuti, la ricerca sottolinea anche le significative lacune metodologiche che ancora affliggono il campo.
Le attuali tecniche analitiche presentano limiti nella capacità di quantificare con precisione la quantità e le caratteristiche delle nanoplastiche presenti negli alimenti e nei tessuti biologici.
Inoltre, la mancanza di standardizzazione nelle procedure sperimentali rende difficile confrontare i risultati ottenuti da diversi laboratori e trarre conclusioni definitive sull’impatto a lungo termine dell’esposizione alle nanoplastiche.
L’articolo sollecita pertanto lo sviluppo di approcci sperimentali e analitici più raffinati e uniformi, capaci di fornire dati più robusti e affidabili per la valutazione del rischio associato all’ingestione di micro- e nanoplastiche.

Solo attraverso un impegno congiunto nella ricerca scientifica sarà possibile definire strategie efficaci per mitigare l’esposizione umana a questi inquinanti emergenti e tutelare la salute pubblica.

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