La situazione precaria che affligge il Responsible Research Hospital di Campobasso, struttura cruciale per l’assistenza sanitaria della regione, è giunta a un punto di non più sostenibile.
Le segreterie regionali di CGIL, CISL e UIL, con una comunicazione formale indirizzata al Presidente della Regione, Francesco Roberti, sollevano un allarme urgente: l’inerzia amministrativa e i reiterati ritardi nei pagamenti degli stipendi dei dipendenti stanno minando la stabilità dell’ospedale e, soprattutto, penalizzano gravemente il personale sanitario.
La sospensione temporanea delle proteste, precedentemente adottata con spirito di responsabilità e fiduciosa nei confronti degli impegni assunti dalla Regione, si è rivelata vana.
L’assenza di riscontri concreti, l’incertezza crescente e le difficoltà economiche che gravano quotidianamente sui lavoratori rendono inequivocabile la necessità di un intervento immediato e risolutivo.
La comunicazione ufficiale del Responsible, giunta anche all’attenzione del Presidente Roberti, aggrava ulteriormente il quadro, denunciando la mancata erogazione delle somme dovute dalla Regione, in seguito alla sentenza della Corte d’Appello di Campobasso.
Questa circostanza evidenzia una potenziale falla nel sistema di finanziamento e gestione della struttura, con ripercussioni dirette sul personale.
I sindacati ribadiscono di non volersi addentrare in dinamiche interne tra Regione e azienda, né assolvere la proprietà da eventuali criticità gestionali pregresse.
Tuttavia, sottolineano con fermezza che il personale sanitario non può essere ingiustamente coinvolto in un conflitto di responsabilità che non gli compete.
La questione non è meramente economica, ma assume connotati di grave ingiustizia sociale e di potenziale danno alla salute pubblica.
L’immobilismo politico-amministrativo sta compromettendo non solo la capacità dell’ospedale di fornire servizi sanitari essenziali alla comunità, ma rischia di erodere la fiducia dei professionisti, spingendoli verso altre opportunità lavorative e privando il territorio di una risorsa preziosa.
Si tratta di un presidio sanitario fondamentale, un punto di riferimento per una vasta area geografica, e la sua progressiva dismissione avrebbe conseguenze devastanti.
È imperativo interrompere questo gioco di rimpianti e di accuse reciproche.
La priorità assoluta deve essere la tutela dei diritti dei lavoratori, la garanzia della continuità assistenziale e la salvaguardia della struttura stessa.
La richiesta dei sindacati è chiara: un intervento tempestivo e concreto da parte della Regione, finalizzato a risolvere immediatamente la crisi e a ristabilire un clima di fiducia e di stabilità.
Il futuro della sanità in regione e il benessere dei cittadini dipendono da questa decisione.

